Marco Piagentini

racconti di un pellegrino italiano … e di TANTE altre cose …

Festa di “Pensionamento”

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Carissimi,
dopo qualche mese di assenza dal mondo della scrittura per gli impegni post Lauream (ed in particolare degli esami di stato ancora in corso), torno a parlare di una festa, in questo caso un evento ben più lieto di quello del mio post precedente, rispetto al quale continuo ad invocare la vostra preghiera per Marco e per la sua famiglia.

Ieri mattina mi sono recato in uno dei bar di Gramolazzo, il paese davanti al lago sotto la mia nuova residenza di castagnola in Alta Garfagnana, per una normalissima colazione della domenica mattina, quando il mio occhio è stato colto da una piccola locandina che per il pomeriggio stesso invitava alla partecipazione ad una festa di pensionamento, quella del mio medico di medicina generale del posto.

Al di là del fatto che, essendo residente qui da poco più di due anni, ho avuto modo di fruire dei suoi “servizi sanitari” solo pochissime volte, mi sono sentito in una di quelle numerosissime circostanze in cui a Medjugorje – dal 2002 – ad oggi mi sono ritrovato non volendo al posto giusto e al momento giusto per documentare qualcosa di eccezionale, sempre per vera e propria provvidenza, anche se in questo caso l’evento potrebbe sembrare ben più ordinario.

Così, dopo la Santa Messa delle 11 nella vicina chiesa parrocchiale, alla quale il dottore era presente con sua moglie, come sempre, mi sono offerto come «fotografo ufficiale», disponibilità accolta con un minimo di disorientamento, perché, come capii più avanti nel pomeriggio, tutto avrebbe dovuto essere una sorpresa. Forte però di anni di esperienza in «ambito diagnostico», il dottore aveva già intuito che qualcosa stava per accadere per «iniziativa popolare»: nelle zone rurali della Garfagnana ci si conosce tutti di persona e neanche il forestiero poco più che occasionale sfugge alla naturale rete di «monitoraggio», con buona pace di Verisure e affini 😉

L’appuntamento era a metà pomeriggio in «località Segheria», la zona alta di Gorfigliano che mi è cara per i giorni trascorsi qui nel 2021, in occasione della festa della Madonnina dei Cavatori, quando ebbi modo di accompagnare mons. Sigalini, che allora servivo più da vicino. Oggi la zona ospita un bar rionale, presso il quale un nutrito gruppo di suoi assistiti aveva organizzato di propria iniziativa un semplicissimo buffet.

Lo scatto di apertura dell’articolo descrive bene il piccolo evento, tanto partecipato quanto sobrio, ma tutte le altre immagini scattate sono raccolte in un album su Google Photos (raggiungibile con questo link), che comprende anche il video integrale con gli interventi delle autorità comunali, del governatore della «confraternita di Misericordia» del luogo e dello stesso dott. Rino Romei.

Nel suo discorso il medico ha ripercorso brevemente le tappe della propria professione: nato in queste zone ed «emigrato» praticamente solo per gli studi, ha poi svolto qui tutto il suo «ministero»: dai «tempi della mutua», quando si occupava in prima persona persino delle medicazioni, fino ai tempi odierni in cui è assistito da competente personale paramedico presso l’unità sanitaria locale e affiancato dall’ottima professionalità della farmacia di zona. Per tutto questo si è dichiarato ben «fortunato» insieme a tutti i presenti.

Discorsi sobri, concreti, con doni simbolici quali una pergamena, una targa, e un “telefonino” più “contemporaneo” di quello normalmente in uso al dottore, che ha chiosato con un concetto del tipo “così poi mi ci chiamate”, alludendo al fatto che continuerà comunque “ad essere a disposizione”, anche se da libero professionista.

Il richiamo al concetto di ministero non è casuale: per chiudere questo post desidero proporre alcune considerazioni da studente di Teologia, a partire da un passo biblico che molto probabilmente neppure lo stesso dottor Romei ricorda.

La figura del medico non solo è “prevista nella Bibbia”, infatti, ma viene nobilitata e descritta come una vera e propria vocazione nell’Antico Testamento.

Il testo chiave a sostegno di questa affermazione si trova nel libro del Siracide (capitolo 38, versetti 1-15). Redatta agli inizi del II secolo a.C. questa pagina di Sacra Scrittura resta affascinante anche oggi, perché presenta come complementari l’affidamento a Dio e il ricorso alla scienza umana.

Il passo si apre con un’esortazione pratica e inequivocabile: “Onora il medico per le sue prestazioni, perché il Signore ha creato anche lui” ed alcuni commentari biblici fanno notare che in ebraico l’invito suona persino come un “fatti amico il medico”.

Il talento diagnostico e terapeutico di un medico, quindi, non è visto come una superbia dell’uomo che vuole intromettersi nei piani del Creatore, ma come un carisma concesso da Dio stesso, tanto che “la scienza del medico lo fa procedere a testa alta” (al versetto 3), ed il testo sacro prosegue “sdoganando” completamente l’uso dei farmaci: “Il Signore ha creato medicamenti dalla terra, l’uomo assennato non li disprezza” (versetto 4).

In senso esegetico si può quindi sottolineare come la «materia prima curativa» faccia parte dell’ordine naturale voluto da Dio. Il medico e il farmacista (lo «speziale» citato al versetto 8), studiano, riconoscono e combinano ciò che la natura offre per «mitigare il dolore». Il riferimento acquista qui un significato particolare, pensando alla farmacista della zona, presente ai festeggiamenti ed espressamente citata dal dottore per la sua dedizione e competenza.

L’uomo sensato, quindi, usa la scienza: sarebbe insensato ignorarla per fanatismo pseudo-religioso.

Il passaggio più esplicitamente “vocazionale” descrive il medico all’opera in un caso critico: il successo, dice il Siracide, a volte, è proprio nelle loro mani: “anch’essi infatti pregano il Signore perché conceda loro di dare sollievo e guarigione per salvare la vita” (versetto 14). In questo caso quindi la professione medica assume un tratto persino quasi-liturgico: il medico che “teme Dio” non fa solo affidamento sulla sua tecnica, ma accompagna la terapia con la propria preghiera, operando a tutti gli effetti come un “collaboratore di Dio”.

Più in generale, gli esegeti e gli storici biblici riconoscono nel Siracide un passaggio teologico e culturale significativo per quell’epoca: in una parte della mentalità dell’antico Israele la malattia poteva essere letta in rapporto al peccato come sua diretta conseguenza, mentre il vero «Guaritore» restava Dio.

Nell’esodo (capitolo 15, versetto 26) si legge, ad esempio, «Io sono il Signore, colui che ti guarisce» mentre “in quel tempo” anche il ricorso alla medicina umana poteva suscitare sospetto, come mostra il Secondo libro delle Cronache, dove il re Asa, gravemente malato ai piedi, viene criticato perché cercò i medici e non il Signore.

Con il capitolo 38 del Siracide emerge così una prospettiva più articolata: l’arte medica perde ogni connotazione esclusivamente magica o profana e viene presentata come una “cooperazione legittima”: La malattia può quindi essere affrontata su due piani che non si contraddicono, perchè se da una parte l’uomo prega e purifica il proprio cuore, dall’altra deve «ricorrere al medico… non stia lontano da te, poiché c’è bisogno di lui» (versetto 12).

Come cristiani, ci rassicura quindi sapere che il ricorso alla scienza medica trova nella tradizione biblica un riconoscimento antico. Resta poi il fatto che il nostro «Fratello Rino» lo si vede in Chiesa almeno ogni Domenica, fatto che alla luce del Siracide spiega da solo molte cose senza che abbiamo bisogno di commentarle; la mia presenza “inconsueta” nella chiesa di Gramolazzo di domenica mattina ci da inoltre evidenza che davanti al Signore si fanno spesso incontri “provvidenziali” spesso senza proprio volerlo: questo articolo non avrebbe mai visto la luce altrimenti.

Per finire, sicuramente questo articolo figurerebbe bene nel sito comunitario della zona (di mia ispirazione ai tempi del covid) perchè sia di esempio ed ispirazione perchè altri mettano a disposizione i propri doni e carismi Tutto quanto sopra è di ispirazione anche per me, perchè se la figura del Medico è “di riferimento” da millenni, chissà che un Ingegnere Informatico (già un pò teologo) non possa fare comunque qualcosa per la comunità dal suo piccolo eremo, magari affiancando a comunita.altagarfagnana.it almeno sport.altagarfagnana.it e turismo.altagarfagnana.it 🙂

Che Dio ci mandi non solo Santi Sacerdoti ed in generale Sante Vocazioni, ma anche Santi Medici per intercessione di San Giuseppe Moscati.

Auguri di buon riposo, quindi, al dott. Romei: che il Signore gli conservi la salute negli anni, anche a beneficio di quella degli abitanti dell’intera comunità, ai quali continuare a offrire almeno consigli, sperando che le «virgolette» del titolo del post non siano troppo simboliche 🙂

Ave Maria!
Marco Piagentini

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