Carissimi,
dopo qualche mese di assenza dal mondo della scrittura per gli impegni post Lauream (ed in particolare degli esami di stato ancora in corso), torno a parlare di una festa, in questo caso un evento ben più lieto della precedente: ieri mattina mi sono recato in uno dei bar di Gramolazzo, poco sotto la mia nuova residenza in alta garfagnana, per una normalissima colazione della domenica mattina quando il mio occhio è stato colto da una piccola locandina che per il pomeriggio stesso invitava alla partecipazione ad una festa di pensionamento, quella del mio medico di medicina generale.
Al di là del fatto che, essendo residente qui da poco più di due anni, ho avuto modo di fruire dei suoi servizi solo pochissime volte, mi sono sentito in una di quelle numerosissime circostanze in cui a Medjugorje dal 2002 ad oggi mi sono ritrovato non volendo al posto giusto e al momento giusto per documentare qualcosa di eccezionale, sempre per vera e propria provvidenza, anche se in questo caso l’evento potrebbe sembrare ben più ordinario.
Così dopo la Santa Messa delle 11, durante la quale il dottore era presente con sua moglie (come sempre) mi sono offerto come “fotografo ufficiale”, disponibilità accordata con un minimo di disorientamento perchè il tutto doveva essere una sorpresa, ma forte di anni di esperienza in capacità diagnostica generale da medico aveva ben capito cosa stava per accadere per “iniziativa popolare”: nelle zone rurali della Garfagnana ci si conosce tutti di persona e neanche il forestiero poco più che occasionale sfugge alla rete naturale di “monitoraggio”, con buona pace di Verisure e affini 😉
L’appuntamento era a metà pomeriggio in “località segheria”, la zona alta di Gorfigliano che mi è cara per i giorni passati in occasione della festa della Madonnina dei Cavatori nel 2021 quando ebbi modo di accompagnare mons. Sigalini che allora servivo più da vicino: ora accoglie un bar rionale presso il quale, proprio “di iniziativa popolare” è stato organizzato un normalissimo banchetto, a cui pian piano sono arrivate decine di persone.
Lascio la descrizione dell’evento, tanto partecipato per quanto sobrio, ad uno solo scatto …

… mentre tutti gli altri sono contenuti in un album su Google Photos (raggiungibile con questo link), che contiene il video integrale del discorso delle autorità comunali, del governatore della “confraternita di Misericordia” del luogo, e dello stesso Dott. Rino Romei, che ha ripercorso brevemente i tratti della sua professione: da nativo di queste zone che, “emigrato” praticamente solo per gli studi, ha poi svolto tutto il suo “ministero” nelle sue parti, dai “tempi della mutua” nei quali si occupava in prima persona persino delle medicazioni, a quelli contemporanei in cui è assistito non solo da competente personale paramedico presso l’unità sanitaria locale, ma affiancato da un’ottima competenza presso la farmacia di zona, fatti per i quali si è dichiarato “fortunato” come tutti i presenti.
Discorsi sobri, concreti, con doni simbolici quali una pergamena, una targa, e un “telefonino” più “contemporaneo” di quello normalmente in uso al dottore, che ha chiosato con un concetto del tipo “così poi mi ci chiamate”, alludendo al fatto che continuerà comunque “ad essere a disposizione” da libero professionista.
La citazione al concetto di ministero non è casuale: per chidere questo post mi permetto alcune considerazioni di natura biblica, di un tenore tale da citare passi che probabilmente neanche lo stesso Dott. Romei ricorda: la figura del medico non solo è “Biblicamente prevista”, ma è nobilitata e descritta come una vera e propria “Vocazione” nell’Antico Testamento.
Il testo chiave a sostegno di questa affermazione si trova nel libro del Siracide (capitolo 38, versetti 1-15), redatto agli inizi del II secolo a.C. , una pagina affascinante di sacra scrittura anche ai giorni nostri, perché ricuce in modo definitivo lo strappo tra l’affidamento assoluto a Dio e l’uso della scienza umana.
Il passo si apre con un’esortazione pratica e inequivocabile: “Onora il medico per le sue prestazioni, perché il Signore ha creato anche lui” (Sir 38,1) ed alcuni commentari biblici fanno notare che in ebraico l’invito suona persino come un “fatti amico il medico”.
Il talento diagnostico e terapeutico di un medico, quindi, non è visto come una superbia dell’uomo che vuole intromettersi nei piani del Creatore, ma come un carisma concesso da Dio stesso, tanto che “la scienza del medico lo fa procedere a testa alta” (Sir 38,3). Il testo sacro prosegue “sdoganando” completamente l’uso dei farmaci: “Il Signore ha creato medicamenti dalla terra, l’uomo assennato non li disprezza” (Sir 38,4).
In senso esegetico si sottolinea quindi come la “materia prima curativa” faccia parte dell’ordine naturale voluto da Dio: il medico e il farmacista (lo “speziale” citato al versetto 8, e con particolare riferimento alla Farmacista della zona presente ai festeggiamenti ed espressamente citata) non fanno altro che studiare, intuire e assemblare ciò che la natura già offre per “mitigare il dolore”.
L’uomo assennato, quindi, usa la scienza! E’ l’gnorarla per fanatismo pseudo-religioso che sarebbe insensato!
Il passaggio più esplicitamente “vocazionale” descrive il medico all’opera in un caso critico: il successo, dice il Siracide, a volte è proprio nelle loro mani, “anch’essi infatti pregano il Signore perché conceda loro di dare sollievo e guarigione per salvare la vita” (Sir 38,14).
Qui la professione assume un tratto quasi liturgico: il medico non fa solo affidamento sulla sua tecnica, ma accompagna la terapia con la propria preghiera, diventando a tutti gli effetti un collaboratore divino.
Il quadro nella letteratura di commento
Gli esegeti e gli storici biblici sottolineano all’unanimità che il Siracide compie, per l’epoca, una vera e propria rivoluzione teologica e culturale. Prima di questo testo, nella mentalità dell’antico Israele dominava il binomio malattia=peccato. Il solo, vero Guaritore era Dio (in Esodo 15,26 si legge: “Io sono il Signore, colui che ti guarisce”), e affidarsi alla medicina umana era storicamente visto con sospetto, quasi fosse un atto di sfiducia nella provvidenza (nel Secondo libro delle Cronache, ad esempio, il re Asa viene severamente criticato perché, ammalatosi gravemente ai piedi, cercò i medici e non il Signore).
Con il capitolo 38 del Siracide, questo tabù crolla. L’arte medica perde ogni connotazione magica o profana e diventa una cooperazione legittima. La malattia va affrontata su due binari non in contraddizione tra loro: da una parte l’uomo prega e purifica il suo cuore, dall’altra deve “ricorrere al medico… non stia lontano da te, poiché c’è bisogno di lui” (Sir 38,12).
Ci resta rassicurante sapere che la delega alla scienza medica ha incassato “l’approvazione ufficiale ecclesiastica” già millenni orsono, resta il fatto che il nostro “Fratello Rino” lo si vede in Chiesa almeno ogni Domenica, il che spiega tante cose, e ci da evidenza che davanti al Signore si fanno spesso incontri “provvidenziali” senza che ne accorgiamo.
Sicuramente questo articolo figurerebbe bene nel nostro sito comunitario (di mia ispirazione ai tempi del covid) ma la sua vicenda di servizio mi ispira ad … staremo a vedere dopo l’esame di stato, perchè se la figura del Medico è stata di riferimento per millenni, chissà che un Ingegnere Informatico (già un pò teologo) non possa fare comunque qualcosa per la comunità dal suo piccolo eremo, magari affiancando a comunita.altagarfagnana.it almeno sport.altagarfagnana.it e turismo.altagarfagnana.it 🙂
Che Dio ci mandi non solo Santi Sacerdoti ed in generale Sante Vocazioni, ma anche Santi Medici per intercessione di San Giuseppe Moscati.
Ave Maria!
Marco Piagentini




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