Convertitevi, tornate alla fedeltà

Carissimi,
nel martedì dell’ottava di Pasqua, il Santo Padre proclama un omelia completamente incentrata sul tema della fedeltà, sottolineando il fatto che il convertirsi, il cambiare vita, implica il ritorno alla fedeltà al Signore e vi coincide.

Seguono come al solito la trascrizione della monizione introduttiva, il riferimento alle letture del giorno, la trascrizione dell’omelia del Santo Padre ed il testo della preghiera per la comunione spirituale.

Aggiungo però oggi delle mie considerazioni personali, rivolte in particolare a tutti i fedeli della Regina della Pace: ho iniziato a fare questo “ministero” il 9 Marzo, ormai da più di un mese, principalmente a titolo personale e per cercare di mantenermi fedele alla mia regola … frequentando la Santa Messa quotidianamente ormai dal 2002, per me si tratta di un alimento insostituibile.

Devo però testimoniarvi che in questo modo ho “riscoperto” la figura del Santo Padre, e di quanto sia veramente il mio Papa … cosa che la quantità inverosimile di critiche che riceve, e da me indirettamente percepite attraverso la stampa, si era decisamente affievolita.

E ancora di più: sono sempre più convinto che chi vive Medjugorje pensando che li c’è il massimo dei massimi, le migliori omelie del mondo, le migliori adorazioni del mondo, è caduto in una grandissima tentazione.

Si, Medjugorje è ancora un luogo unico al mondo e probabilmente vi rimarrà ancora per un po’, se non per sempre, ma da Medjugorje la Gospa ci ha sempre invitato a tornare alla Chiesa, e chi in questi giorni preferisce SEMPRE la “Messa di Medjugorje” alla “Messa del Santo Padre”, si perde tesori incalcolabili, perché vi assicuro che in questi giorni il Santo Padre è più ispirato del solito, specie in tutte quelle occasioni che non è vincolato dalla lettura di un messaggio su carta, prassi praticamente indispensabile in tutti i casi in cui il suo messaggio deve essere tradotto nelle principali lingue del mondo.

14 Aprile 2020
Ave Maria!
Marco.

Preghiamo perché il Signore ci dia la “Grazia dell’unità fra noi”: che la difficoltà di questo tempo ci faccia scoprire la comunione fra noi, l’unità, che sempre è superiore a ogni divisione. 

Ottava di Pasqua

Antifona d’Ingresso

Il Signore li ha dissetati
con l’acqua della sapienza;
li fortificherà e li proteggerà sempre,
darà loro una gloria eterna.
Alleuia.

Colletta

O Dio, che nei sacramenti pasquali hai dato al tuo popolo la salvezza, effondi su di noi l’abbondanza dei tuoi doni, perché raggiungiamo il bene della perfetta libertà e abbiamo in cielo quella gioia che ora pregustiamo sulla terra. Per il nostro Signore…

LettureAt 2, 36-41; Sal.32; Gv 20, 11-18.

La predicazione di Pietro, il giorno di Pentecoste, fa trafiggere il cuore della gente: quello «che voi avete crocifisso» è risorto!All’udire queste cose si sentirono trafiggere il cuore e dissero a Pietro e agli altri apostoli: «Che cosa dobbiamo fare?».

E Pietro è chiaro: «Convertitevi!»
Convertitevi: cambiare vita.

Voi che avete ricevuto la promessa di Dio, e voi che vi siete allontanati dalla legge di Dio, tra tante cose vostri, tra idoli … tante cose … convertitevi, tornate alla fedeltà!

Convertirsi è questo: tornare ad essere fedeli.

La fedeltà: quell’atteggiamento umano che non è tanto comune nella vita della gente, nella nostra vita: sempre ci sono delle attenzioni che attirano l’attenzione e … tante volte noi vogliamo andare dietro queste “illusioni”

La fedeltà, nei tempi buoni e nei tempi brutti.

C’è un passo del secondo libro delle cronache che a me colpisce tanto: è nel capitolo dodicesimo, all’inizio (2Cr 12,1): quando il regno fu consolidato, dice, quando il regno fu consolidato il re Roboamo si sentì sicuro e si allontanò dalla legge del Signore, e tutto Israele lo seguì; così dice la Bibbia, è un fatto storico, ma è un fatto universale: tante volte quando noi ci sentiamo sicuri cominciamo a fare i nostri progetti e ci allontaniamo lentamente dal Signore, non rimaniamo nella fedeltà; e la sicurezza mia non è quella che mi dà il Signore, è un idolo: è questo che è accaduto a Roboamo e al popolo di Israele, si sentì sicuro, il regno consolidato … e … si allontano dalla legge, incominciò a dare culto agli idoli.

Sì possiamo dire “no, padre, io no non mi inginocchio davanti agli idoli”; no, forse non ti inginocchi, ma che tu li cerchi, e tante volte nel tuo cuore adori gli idoli è vero, tante volte!

La propria sicurezza apre la porta agli idoli.

Ma è cattiva la propria sicurezza? no, è una Grazia: essere sicuro … ma essere sicuro anche che il Signore è con me; ma quando c’è la sicurezza e io al centro, e mi allontano dal Signore come il re Roboamo, divengo infedele!

E’ tanto difficile conservare la fedeltà: tutta la storia di Israele, e poi tutta la storia della Chiesa è piena di infedeltà, piena; piena di egoismi, di proprie sicurezze, che fanno che il popolo di Dio si allontani dal Signore, perda quella fedeltà, la Grazia della fedeltà.

E anche fra noi, fra le persone, la fedeltà non è una virtù a buon mercato, certamente: uno non è fedele all’altro, all’altro: convertitevi, tornate alla fedeltà al Signore

… e nel Vangelo, l’icona della fedeltà, quella donna fedele, che non aveva dimenticato mai tutto quello che il Signore aveva fatto per lei: era lì, fedele, davanti all’impossibile, davanti alla tragedia, una fedeltà che la fa anche pensare che è capace di portare il corpo, tutto, un’altra volta; una donna debole, ma fedele; l’icona della fedeltà di questa Maria di Magdala, apostola degli Apostoli.

Chiediamo oggi al Signore la Grazia della fedeltà, per ringraziare quando lui ci dà sicurezze, ma mai pensare che sono le mie sicurezze: è sempre guardare oltre le proprie sicurezze; la grazia di essere fedeli, anche davanti ai Sepolcri, davanti al crollo di tante illusioni.

La fedeltà, che rimane sempre, ma non è facile mantenerla: che sia Lui, il Signore a custodirla.

Santifica questi doni …
Questo è il mio corpo, offerto in sacrificio per voi
Questo è il calice del mio Sangue, per la nuova ed eterna allenza
Padre Nostro, che sei nei cieli …

Le persone che non possono comunicarsi adesso fanno la comunione spirituale:

Ai Tuoi piedi, o mio Gesù, mi prostro
e Ti offro il pentimento del mio cuore contrito
che si abissa nel suo nulla e nella Tua santa presenza.

Ti adoro nel Sacramento del Tuo amore, l’ineffabile Eucaristia.

Desidero riceverTi nella povera dimora che Ti offre il mio cuore.

In attesa della felicità della comunione sacramentale,
voglio possederTi in spirito.

Vieni a me, Gesù, che io vengo da Te.
Possa il Tuo amore infiammare tutto il mio essere

per la vita e per la morte.
Credo in Te, spero in Te, Ti amo.

Così sia.

Rendiamo Grazie a Dio, Alleluia! Alleluia!

Regina Coeli, Laetare, Alleluia …

Il Signore Dio e il signore denaro

Carissimi,
con il Lunedì dell’angelo le celebrazioni del Santo Padre sono tornate nel loro luogo consueto della cappella di Casa Santa Marta, da dove oggi il Papa ha iniziato a pronunciare parole e pensieri rivolti al “dopo”, e quindi a comunicare una certa speranza, come se fosse certo che la giornata di Pasqua abbia segnato veramente una svolta anche nella contingenza che stiamo vivendo.

Seguono come ormai consueto la trascrizione della monizione introduttiva, il riferimento alle letture, la trascrizione dell’omelia ed il testo per la comunione spirituale.

Terni 13 Aprile 2020
Ave Maria!
Marco.

Il Santo Padre proclama la sua monizione introduttiva

Preghiamo oggi per i governanti, gli scienziati, i politici che hanno incominciato a studiare la via d’uscita, il dopo-pandemia, questo “dopo” che è già incominciato: perché trovino la strada giusta, sempre in favore della gente, sempre in favore dei popoli.

Lunedì dell’Angelo

Antifona d’Ingresso

Il Signore vi ha introdotto in una terra
dove scorre latte e miele;
la legge del Signore
sia sempre sulla vostra bocca.
Alleluia.

LettureAt 2, 14. 22-32; Sal.15; Mt 28, 8-15.

Il Vangelo di oggi ci presenta un’opzione, un’opzione di tutti i giorni, un’opzione umana, ma … che … regge da quel giorno: l’opzione fra la gioia, la speranza della resurrezione di Gesù, e la nostalgia del sepolcro.

Le donne vanno avanti a portare l’annuncio: sempre Dio incomincia con le donne, sempre.

Aprono strade; non dubitano: sanno; lo hanno visto, lo hanno toccato; hanno anche visto il sepolcro vuoto.

È vero che i discepoli non potevano crederlo e hanno detto: “Ma queste donne forse sono un po’ troppo fantasiose” … non so, e avevano i loro dubbi.; ma loro erano sicure, e loro alla fine hanno portato avanti questa strada fino al giorno d’oggi: Gesù è risorto, è vivo tra noi.

E poi c’è l’altro: è meglio non vivere, con il sepolcro vuoto, tanti problemi ci porterà, questo sepolcro vuoto.

E la decisione di nascondere il fatto; è come sempre: quando non serviamo Dio, il Signore, serviamo l’altro dio, il denaro.

Ricordiamo quello che Gesù ha detto: “sono due signori”, il Signore Dio e il signore denaro.

Non si può servire ambedue. E per uscire da questa evidenza, da questa realtà, i sacerdoti, i dottori della Legge hanno scelto l’altra strada, quella che offriva loro il dio denaro e hanno pagato, hanno pagato il silenzio, il silenzio dei testimoni.

Una delle guardie … una delle guardie aveva confessato, appena morto Gesù: “Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!” ; questi “poveretti” non capiscono, hanno paura perché ne va della vita li, no? … e sono andati dai sacerdoti, dai dottori della legge: e loro hanno pagato, hanno pagato il silenzio, e questo, cari fratelli e sorelle, non è una tangente, questa è corruzione pura, corruzione allo stato puro.

Se tu non confessi “Gesù Cristo il Signore”, pensa perché, dove c’è il sigillo del tuo sepolcro, dove c’è la corruzione: è vero che tanta gente non confessa Gesù perché non lo conosce, perché noi non lo abbiamo annunciato con coerenza, e questo è colpa nostra; ma quando davanti alle evidenze si prende questa strada, è la strada del diavolo, è la strada della corruzione: si paga, e stai zitto.

Anche oggi, davanti alla prossima – speriamo che sia presto – prossima fine di questa pandemia, c’è la stessa opzione: o la nostra scommessa sarà per la vita, per la resurrezione dei popoli o sarà per il “dio denaro”; tornare al sepolcro della fame, della schiavitù, delle guerre, delle fabbriche delle armi, dei bambini senza educazione … lì c’è il sepolcro.

Il Signore, sia nella nostra vita personale, sia nella nostra vita sociale, (e) sempre ci aiuti a scegliere l’annuncio: l’annuncio che è orizzonte, è aperto, sempre; ci porti a scegliere il bene della gente … e mai (a) cadere nel sepolcro del “dio denaro”.

il Santo Padre si comunica al Corpo e al Sangue

Le persone che non hanno adesso la possibilità di comunicarsi, fanno la comunione spirituale:

Gesù mio,
credo che sei realmente presente nel Santissimo Sacramento dell’altare.
Ti amo sopra ogni cosa e Ti desidero nell’anima mia.
Poiché ora non posso riceverti sacramentalmente,
vieni almeno spiritualmente nel mio cuore.
Come già venuto, io Ti abbraccio e tutto mi unisco a Te.
Non permettere che mi abbia mai a separare da Te.

Anche noi, dopo questi giorni che speriamo brevi, risorgeremo

Carissimi,
ieri in occasione della celebrazione per il Venerdì Santo, il Santo Padre Francesco non ha proclamato una sua omelia, ma ha “lasciato la parola” a Padre Raniero Cantalamessa, che non ha bisogno di presentazione alcuna (per chi non lo conoscesse, basta seguire il link relativo al suo nome), e che lo stesso Santo Padre ha ascoltato con profondità.

Ho quindi trascritto il discorso di Padre Raniero, e realizzato una serie di “fermi immagine” per documentare la singolare ed irripetibile liturgia, per chi non avesse avuto modo di seguirla e non ha tempo di rivederla.

Il mio consiglio è di non farvi prendere dai “commenti” che vari articoli hanno già fatto di questa formidabile catechesi, ma di leggerla parola per parola, se proprio non avete tempo di riascoltarla.

Il testo della trascrizione lo trovate dopo le prime foto, mentre il link al video riguarda tutta la liturgia, ma è configurato in modo tale da “puntare” direttamente al momento dell’inizio dell’omelia.

Vi auguro di tutto cuore di vivere il silenzio del Sabato Santo con Pace.

11 Aprile 2020, Sabato Santo
Ave Maria!
Marco.

Il Santo Padre si prostra in silenzio
Il crocifisso, coperto da tre drappi rossi.
Vista dall’alto sull’Altare Maggiore spoglio,
e sull’Altare della Cattedra
utilizzato in questi giorni per tutte le celebrazioni del Santo Padre

Le letture del giorno: Is 52, 13 – 53, 12; Sal.30; Eb 4, 14-16; 5, 7-9; Gv 18, 1 -19, 42.

Un lettore proclama l’epistola
Vista dell’altare della Cattedra all’inizio della lettura del Passio
Lettura del Passio
e, chinato il capo, consegnò lo spirito

San Gregorio Magno diceva che la scrittura “cresce con coloro che la leggono”: cum legentibus crescit; esprime significati sempre nuovi a seconda delle domande che l’uomo porta in cuore nel leggerla, e noi quest’anno leggiamo il racconto della passione con una domanda, anzi con un grido, che si leva da tutta la terra, e dobbiamo cercare di cogliere la risposta che la parola di Dio dà a questo grido.

Quello che abbiamo appena riascoltato è il racconto del male oggettivamente più grande mai commesso sulla terra; noi possiamo guardare ad esso da due angolature diverse: o di fronte, o di dietro; cioè, o dalle sue cause, o dai suoi effetti.

Se ci fermiamo alle cause storiche della morte di Cristo ci confondiamo, e ognuno sarà tentato di dire come Pilato “io sono innocente del sangue di costui” (Mt 27,24).

La croce si comprende meglio dai suoi effetti che non dalle sue cause, e quali sono stati gli effetti della morte di Cristo? Paolo ce lo dice: «Resi giusti per la fede, riconciliati e in pace con Dio, ricolmi di speranza di una vita eterna» (Rm 5,1-2).

Ma c’è un effetto che la situazione in atto ci aiuta a cogliere in particolare: la croce di Cristo ha cambiato il senso del dolore e della sofferenza umana, di ogni sofferenza, fisica e morale; essa non è più un castigo, una maledizione: è stata “redenta”, in radice, da quando il figlio di Dio l’ha presa su di sé.

Padre Raniero mentre predica dall’ambone di San Pietro

Qual è la prova più sicura che la bevanda che qualcuno ti porge non è avvelenata? E’ se lui beve davanti a te dalla stessa coppa: così ha fatto Dio! Sulla croce ha bevuto, al cospetto del mondo, il calice del dolore fino alla feccia, e ha mostrato così che esso non è avvelenato, ma che c’è una perla in fondo a questo calice, e non solo il dolore di chi ha fede, ma ogni dolore umano.

Egli è morto per tutti: quando sarò elevato da terra – aveva detto – attirerò tutti a me, tutti, non solo alcuni!

Soffrire, scriveva San Giovanni Paolo II dopo il suo attentato, significa diventare particolarmente suscettibili, particolarmente sensibili all’opera delle forze salvifiche di Dio offerte all’umanità di Cristo (Lettera Apostolica “Salvifici Doloris“, 1984)

Grazie alla croce di Cristo la sofferenza è diventata anch’essa, a modo suo, una specie di “Sacramento universale di salvezza”, per il genere umano.

Qual è la luce che tutto questo getta sulla situazione drammatica che il mondo sta vivendo? Anche qui, più che alle cause, dobbiamo guardare agli effetti: non solo quelli negativi, che ascoltiamo ogni giorno, ma anche quelli positivi, che solo un osservazione più attenta, in un ambiente come questo, ci aiuta a cogliere.

La pandemia del coronavirus ci ha bruscamente risvegliati dal pericolo maggiore che hanno sempre corso gli individui e l’umanità: quello dell’illusione di onnipotenza.

Abbiamo l’occasione, ha scritto un noto rabbino ebreo in questi giorni, di celebrare quest’anno uno speciale esodo Pasquale, quello dall’esilio della coscienza: è bastato il più piccolo è informe elemento della natura, un virus, a ricordarci che siamo mortali, che la potenza militare e la tecnologia non bastano a salvarci: l’uomo nella prosperità non comprende, dice un salmo eco Mari che periscono quanta verità in queste parole!

Il Santo Padre segue con interesse la predicazione di Padre Raniero

Mentre affrescava la cattedrale di San Paolo a Londra il pittore James Tornhill a un certo punto fu preso da tanto entusiasmo per il suo affresco che, retrocedendo per vederlo meglio, non si accorgeva che stava per precipitare nel vuoto dall’impalcatura; un’assistente, inorridito, capì che un grido di richiamo avrebbe solo accelerato il disastro: senza pensarci due volte intinse un pennello nel colore e lo scaraventò in mezzo all’affresco.

Il maestro, esterrefatto, diede un balzo in avanti: la sua opera era compromessa, ma lui era salvo!

Così fa volte Dio con noi: sconvolge i nostri progetti e la nostra “quiete” per salvarci dal baratro che non vediamo; ma attenti a non ingannarci: non è Dio che con il coronavirus ha scaraventato il pennello sull’affresco della nostra orgogliosa civiltà tecnologica: Dio è alleato nostro, non del virus!

«Io ho progetti di pace, non di afflizione» (Ger 29,11) dice Dio nella Bibbia: se questi flagelli fossero castighi di Dio non si spiegherebbe perché essi colpiscono ugualmente “buoni” e “cattivi”, e perché di solito sono i poveri a portarne le conseguenze maggiori.

Sono forse essi più peccatori degli altri? No, colui che un giorno piange per la morte di Lazzaro, piange oggi per il flagello che si è abbattuto sull’umanità: si, Dio soffre, come ogni padre e come ogni madre!

Quando un giorno lo scopriremo, ci vergogneremo di tutte le accuse che gli abbiamo rivolto in vita! Dio partecipa al nostro dolore per superarlo: essendo supremamente buono, ha scritto Sant’Agostino, Dio non permetterebbe mai che un qualsiasi male esistesse nelle sue opere, se non fosse sufficientemente potente e buono da trarre, dal male stesso, il bene!

Forse che Dio Padre ha voluto lui la morte del suo figlio sulla croce, a fine di ricavarne del bene? No: ha semplicemente permesso che la libertà umana facesse il suo corso, facendola servire però al suo piano, non a quello degli uomini.

Questo vale anche per i mali naturali, terremoti ed epidemie: non le suscita Lui.

Egli ha dato anche alla natura una sorta di libertà, qualitativamente diversa certo da quella morale dell’uomo, ma … una forma di libertà.

Libertà di evolversi secondo le leggi del proprio sviluppo: non ha creato il mondo come un orologio, programmato in anticipo in tutti i suoi movimenti; è quello che alcuni chiamano il “caso”, ma che la Bibbia chiama la “Sapienza creatrice di Dio”.

L’altro frutto positivo della presente crisi sanitaria è il sentimento di solidarietà: quando mai, a memoria d’uomo, gli uomini di tutte le nazioni si sono sentiti così uniti, così uguali, così poco litigiosi, come in questo momento di dolore?

Mai come ora abbiamo sentito la verità di quel grido di un nostro grande poeta italiano: “Uomini, pace! Sulla prona terra troppo è il mistero.”

Ci siamo dimenticati dei muri da costruire, il virus non conosce frontiere: in un attimo ha battuto tutte le barriere e le distinzioni, di razza, di religione, di ricchezza e di potere.

Non dobbiamo tornare indietro quando sarà passato questo momento: come ci ha esortato il Santo Padre, non dobbiamo sciupare questa occasione! Non facciamo che tanto dolore, tanti morti, tanto eroico impegno da parte degli operatori sanitari siano stati … invano!

È questa la “recessione” di cui dobbiamo più avere paura: «spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci, una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra» (Is 2,4): è il momento di realizzare qualcosa di questa profezia di Isaia, di cui da sempre l’umanità attende il compimento.

Diciamo basta alla tragica corsa verso gli armamenti: gridatelo con tutta la forza, voi giovani, perché è soprattutto il vostro destino che si gioca!

Destiniamo le sconfinate risorse impiegate per gli armamenti agli scopi di cui in queste situazioni vediamo l’urgenza: la salute, l’igiene, l’alimentazione, la lotta alla povertà, la cura del Creato.

Lasciamo alla generazione che verrà un mondo – se necessario – più povero di cose di denaro, ma più ricco di umanità.

La parola di Dio ci dice qual è la prima cosa che dobbiamo fare in momenti come questi: gridare a Dio!

E’ lui stesso che mette sulle labbra degli uomini le parole da gridare a Lui, a volte parole dure, quasi di accusa: «alzati Signore, vieni in nostro aiuto, salvaci per la tua Misericordia» (Salmo 43,26-27) «destati, non ci respingere per sempre» (Salmo 43,24); «Signore, non ti importa che noi periamo?» (Mc 4,38)

Forse che Dio ama farsi pregare per concedere i suoi benefici? Forse che la nostra preghiera può far cambiare a Dio i suoi piani? No, ma ci sono cose – spiega San Tommaso d’Aquino – che Dio ha deciso di accordarci come frutto insieme della sua Grazia e della nostra preghiera, quasi per condividere con le sue creature il merito del beneficio accordato: è Lui che ci spinge a farlo, «chiedete e otterrete, bussate e vi sarà aperto» (Mt 7,7)

Quando nel deserto gli ebrei erano morsi dai serpenti velenosi (Numeri 21,6), Dio ordino a Mosè di elevare su un palo un serpente di bronzo, e chi lo guardava non moriva.

Gesù si è “appropriato” di questo simbolo: come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il figlio dell’uomo, perché chiunque crede in Lui abbia la vita eterna.

Anche noi, in questo momento, siamo morsi da un invisibile (e) velenosissimo serpente: guardiamo a Lui che è stato innalzato per noi sulla croce, adoriamolo in questa Basilica vuota, per noi e per tutto il genere umano: chi lo guarda con fede non muore, e se muore sarà per entrare in una vita eterna.

«Dopo tre giorni risorgerò», aveva predetto Gesù! (Mt 26,63)

Anche noi, dopo questi giorni che speriamo brevi, risorgeremo, e usciremo dai sepolcri che sono diventate le nostre case, non per tornare però alla vita di prima come Lazzaro, ma per una vita nuova, come Gesù: una vita più fraterna, più umana, più Cristiana.

Il Papa prega in silenzio ai piedi del Crocifisso
Il Santo Padre bacia la Croce
Il Santo Padre offre simbolicamente la Croce alla Venerazione del Popolo,
che in questa circostanza non può venire a baciarla.
L’eucarestia viene portata dal tabernacolo all’altare per la comunione
Pater Noster
… o Signore, non son degno …
Scenda, o Padre, la tua benedizione su questo popolo
che ha commemorato la morte del tuo figlio nella speranza di risorgere con lui;
venga il perdono e la consolazione, si accresca la fede,
si rafforzi la certezza nella redenzione eterna.

… e l’assemblea si scioglie in silenzio.

Gesù vi vuole bene: soltanto chiede che voi vi lasciate lavare i piedi.

Carissimi,
in questa messa in Coena Domini celebrata dal Santo Padre senza alcun concelebrante e in una Basilica di San Pietro surrealmente vuota, il Papa ha rivolto il suo pensiero principalmente ai sacerdoti, nella giornata in cui sono soliti rinnovare le promesse sacerdotali, rammaricandosi di non aver potuto celebrare la Messa Crismale, e augurandosi di poterlo fare prima di Pentecoste.

Segue il riferimento alle letture, il link al libretto per la celebrazione, alcuni “fermi immagine” dalla diretta di vatican.va e la trascrizione della bellissima omelia del Santo Padre, completamente improvvisata con il cuore, che segue il link alla registrazione dell’intera liturgia.

Terni 9 Aprile 2020
Ave Maria!
Marco.

LettureEs 12, 1-8. 11-14; Sal.115; 1 Cor 11, 23-26; Gv 13, 1-15.

La Basilica di San Pietro all’inizio della Celebrazione della Messa
Il Diacono proclama il Vangelo
Il Santo Padre ascolta il Vangelo

L’eucarestia, il servizio, l’unzione: le realtà che oggi viviamo in questa celebrazione, il Signore che … vuole rimanere con noi, nell’Eucarestia; e noi diventiamo sempre “tabernacoli” del Signore: portiamo il Signore con noi al punto che lui stesso ci dice che se non mangiamo il Suo corpo e non beviamo il Suo Sangue non entreremo nel regno dei cieli.

Mistero questo, del pane e del vino, del Signore con noi, in noi, dentro di noi.

Il servizio: quel gesto che è condizione per entrare nel regno dei cieli.

Servire, sì, tutti … ma il Signore, in quello scambio di parole che ha avuto con Pietro gli fa capire che … per entrare nel regno dei cieli dobbiamo lasciare che il Signore ci serva, che sia il Servo di Dio, Servo di noi.

E questo è difficile da capire: se io non lascio che il Signore sia il mio servitore, che il Signore mi lavi, mi faccia crescere, mi perdoni, non entrerò nel regno dei cieli: è il sacerdozio.

Oggi vorrei essere vicino ai sacerdoti, i sacerdoti tutti, dal più recente ordinato fino al papa: tutti siamo sacerdoti, i vescovi … tutti! Siamo unti, unti dal Signore, unti per fare l’Eucarestia, unti per servire.

Oggi non c’è la messa crismale, spero che possiamo averla prima di Pentecoste, al contrario dobbiamo rimandarla all’anno prossimo, ma non posso lasciar passare questa messa senza ricordare i sacerdoti: sacerdoti che offrono la vita per il Signore, sacerdoti che sono dei servitori.

In questi giorni (ne) sono morti più di 60 qui in Italia: l’attenzione dei malati, negli ospedali, anche con i medici, infermieri e infermiere, sono i “santi della porta accanto“.

Sacerdoti che … servendo hanno dato la vita, e io penso a coloro che sono lontani: oggi ho ricevuto una lettera di un sacerdote, cappellano di un carcere, lontano … e racconta come vive questa Settimana Santa con i detenuti: un francescano.

Sacerdoti che … “vanno” … lontano per portare il Vangelo e muoiono li.

Mi diceva un vescovo che la prima cosa che lui faceva quando arriva in questi posti di missione, era andare al cimitero, e vedere la tomba dei sacerdoti che hanno lasciato la vita li, giovani, per le “pesti” del posto: non erano preparati, non avevano gli anticorpi per loro, e nessuno sa il nome!

I sacerdoti “anonimi”!

I parroci di campagna, che qui sono parroci di quattro, cinque … sette paesini in montagna e vanno dall’uno all’altro, che conoscono la gente: una volta uno mi diceva che conosceva il nome di tutta la gente dei paesi; “davvero”, gli ho detto io? e lui mi ha detto “anche il nome dei cani”!

Conoscono tutti: la vicinanza sacerdotale, bravi, bravi sacerdoti!

Oggi vi porto nel mio cuore, e vi porto all’altare: sacerdoti calunniati, e tante volte – succede oggi – non posso andare per la strada perché gli dicono delle cose brutte, in riferimento al dramma che abbiamo vissuto con la scoperta dei sacerdoti che hanno fatto cose brutte: alcuni mi dicevano che non possono uscire da casa col il clergyman perché li insultavano, e loro … continuano.

Sacerdoti peccatori, che insieme ai Vescovi peccatori e al Papa peccatore non si dimenticano di chiedere perdono, e imparano a perdonare, perché loro sanno che hanno bisogno di chiedere perdono e di perdonare: tutti siamo peccatori.

Sacerdoti che soffrono una crisi, che non sanno cosa fare, (che) sono nella oscurità.

Oggi tutti voi, fratelli sacerdoti, siete con me, nell’altare: voi consacrati …

Soltanto vi dico una cosa: non siate testardi come Pietro, lasciatevi lavare i piedi, il Signore è il vostro servo, Lui è vicino a voi ,per darvi la forza, per lavarvi i piedi.

E così, con questa coscienza di “necessità di essere lavati” siate grandi perdonatori.

Perdonate: un cuore grande di generosità nel perdono, è la misura con la quale noi saremo misurati; come tu hai perdonato sarai perdonato: la stessa misura.

Non aver paura di perdonare!

Alle volte ci vengono dei dubbi: guardate Cristo, li c’è il perdono di tutti; siate coraggiosi anche nel rischiare per perdonare, per consolare, e se non potete dare un perdono sacramentale in quel momento, almeno dare la consolazione di un fratello che accompagna e lascia la porta aperta, perché torni.

Ringrazio Dio per la grazia del Sacerdozio, tutti noi, e ringrazio Dio per voi, sacerdoti: Gesù vi vuole bene, soltanto chiede che voi vi lasciate lavare i piedi.

Questo è il mio corpo, offerto in sacrificio per voi
… fate questo in memoria di Me.

Lo Sfruttamento Umano è Vendere Il Prossimo

Carissimi,
in questa Settimana Santa cerchiamo di “limitare” le nostre parole, di metterci in ascolto della Parola di Dio e del magistero del Santo Padre, cercando di fuggire la perniciosa tentazione di commentarle entrambe.

Seguono come al solito la trascrizione della monizione introduttiva, il riferimento alle letture, la trascrizione dell’omelia e il testo della preghiera per la comunione spirituale, oltre a qualche fermo-immagine dalla liturgia.

Terni 8 Aprile 2020
Ave Maria!
Marco.

Preghiamo oggi per la gente che in questo tempo di pandemia fa “commercio” con i bisognosi, approfittano della necessità degli altri e li vendono: i mafiosi, gli usurai e tanti … che il Signore tocchi il loro cuore e li converta.

Mercoledì Santo

Antifona d’Ingresso

Nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi
in cielo, in terra e sottoterra,
perché Gesù si è fatto obbediente
fino alla morte, alla morte di croce:
per questo Gesù Cristo è il Signore,
a gloria di Dio Padre.

Colletta

Padre misericordioso, tu hai voluto che il Cristo tuo Figlio subisse per noi il supplizio della croce per liberarci dal potere del nemico; donaci di giungere alla gloria della risurrezione. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo…

(Il) Mercoledì Santo è chiamato anche “mercoledì del tradimento”, il giorno nel quale si sottolinea nella Chiesa il tradimento di Giuda: Giuda vende il Maestro.

Quando noi pensiamo al fatto di vendere gente, viene alla mente il commercio fatto con gli schiavi dall’Africa per portarli in America – è cosa vecchia – poi il commercio, per esempio, delle ragazze yazide vendute a Daesh: ma è cosa lontana, è una cosa …

Anche oggi si vende gente, tutti i giorni!

Ci sono dei “Giuda” che vendono i fratelli e le sorelle: sfruttandoli nel lavoro, non pagando il giusto, non riconoscendo i (propri) doveri … anzi, vendono tante volte le cose più care.

Io penso che per essere più comodo un uomo è capace di allontanare i genitori e non vederli più; metterli al sicuro in una casa di riposo e non andare a trovarli … vende.

C’è un detto molto comune che, parlando di gente così, dice che “questo è capace di vendere la propria madre”: e la vendono, per essere tranquilli; si, allontanati … “Curateli voi …”.

Oggi il commercio umano è come ai primi tempi: si fa.

E questo perché? Perché … Gesù lo ha detto, no?. Lui ha dato al denaro una signoria, Gesù ha detto: “Non si può servire Dio e il denaro” (cf. Lc. 16,13), due signori, è l’unica cosa che Gesù pone all’altezza, e ognuno di noi deve scegliere: o servi Dio, e sarai libero nell’adorazione e nel servizio; o servi il denaro, e sarai schiavo del denaro.

Questa è l’opzione; e tanta gente vuole servire Dio e il denaro, e questo non si può fare: alla fine fanno finta di servire Dio per servire il denaro.

Sono gli sfruttatori nascosti, che sono socialmente impeccabili, ma sotto il tavolo fanno il commercio, anche con la gente, non (gli) importa.

Lo sfruttamento umano è vendere il prossimo.

Giuda se n’è andato, ma ha lasciato dei discepoli, che non sono discepoli di lui, ma del diavolo.

Com’è stata la vita di Giuda, noi non lo sappiamo; un ragazzo normale, forse, e anche con inquietudini, perché il Signore lo ha chiamato ad essere discepolo; lui mai è riuscito ad esserlo: non aveva bocca di discepolo e cuore di discepolo come abbiamo letto nella prima Lettura: era debole, nel discepolato, ma Gesù lo amava … questo vuol dire che era una persona degna.

Poi il Vangelo ci fa capire che … gli piacevano i soldi: a casa di Lazzaro, quando Maria unge i piedi di Gesù con quel profumo così costoso, lui fa la riflessione e Giovanni sottolinea: “Ma non lo dice perché amava i poveri: perché era ladro”, l’amore al denaro lo aveva portato fuori dalle regole, a rubare, e da rubare a tradire c’è un passo, piccolino.

Chi ama troppo i soldi tradisce per averne di più, sempre: è una regola, è un dato di fatto, e Giuda, ragazzo,forse buono, con buone intenzioni, finisce traditore … al punto di andare al mercato a vendere … “Andò dai capi dei sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?»”, direttamente.

A mio avviso, quest’uomo era fuori di sé, e una cosa che a me attira l’attenzione è che Gesù mai gli dice “traditore”, dice che sarà tradito, ma non dice a lui “traditore”, mai lo dice “Vai via, traditore”, Mai! Anzi, gli dice: “Amico”, e lo bacia.

Il mistero di Giuda: com’è il mistero di Giuda? Non so … Don Primo Mazzolari l’ha spiegato meglio di me … Sì, mi consola contemplare quel capitello di Vezelay: come finì Giuda? Non so.

Gesù minaccia forte, qui; minaccia forte: ma “Guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’Uomo viene tradito: meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!”

Ma … questo vuol dire che Giuda è all’Inferno? Non so. Io guardo il capitello. E sento la parola di Gesù: “Amico”.

Ma … questo ci fa pensare a un’altra cosa, che è più reale, più di oggi: il diavolo entrò in Giuda, è stato il diavolo a condurlo a questo punto.

E come finì la storia? Il diavolo è un mal pagatore: non è un pagatore affidabile, ti promette tutto, ti fa vedere tutto e alla fine ti lascia solo nella tua disperazione ad impiccarti.

Il cuore di Giuda, inquieto, tormentato per la cupidigia e tormentato dall’amore a Gesù, un amore che non è riuscito a farsi amore; tormentato con questa nebbia, torna dai sacerdoti chiedendo perdono, chiedendo salvezza.

“Cosa c’entriamo noi? È cosa tua …”: il diavolo parla così, e ci lascia nella disperazione.

Pensiamo a tanti Giuda “istituzionalizzati” in questo mondo, che sfruttano la gente, e pensiamo anche al piccolo Giuda che ognuno di noi ha dentro di sé, all’ora di scegliere fra lealtà o interesse.

Ognuno di noi ha la capacità di tradire, di vendere, di scegliere per il proprio interesse; ognuno di noi ha la possibilità di lasciarsi attirare dall’amore dei soldi, o dei beni, o del benessere futuro.

“Giuda, dove sei?”.

Ma la domanda la faccio a ognuno di noi: “Tu, Giuda, il piccolo Giuda che ho dentro: dove sei?”.

La comunione con il tuo corpo e il tuo sangue, Signore Gesù Cristo,
non diventi per me giudizio di condanna,
ma per tua misericordia sia rimedio e difesa dell’anima e del corpo

Le persone che non possono comunicarsi fanno adesso la comunione spirituale:

Ai Tuoi piedi, o mio Gesù, mi prostro
e Ti offro il pentimento del mio cuore
che si abissa nel suo nulla e nella Tua santa presenza.
Ti adoro nel Sacramento del Tuo amore, l’ineffabile Eucaristia.
Desidero riceverTi nella povera dimora che Ti offre il mio cuore.
In attesa della felicità della comunione sacramentale,

voglio possederTi in spirito.
Vieni a me, Gesù, che io vengo da Te.
Possa il Tuo amore infiammare tutto il mio essere

per la vita e per la morte.
Credo in Te, spero in Te, Ti amo.

Dona ai tuoi fedeli, Dio onnipotente, la certezza di essere rigenerati alla vita eterna nella gloriosa morte del tuo Figlio, che la Chiesa annunzia in questo grande mistero.
Per Cristo nostro Signore.
Ave Regina Caelorum, Ave Domina Angelorum
Ave Regina Coelorum.png
20200408-TERNI_LoSfruttamentoUmanoEvendereIlProssimo

Sembrava una sconfitta, ma è il modo di servire.

Carissimi, oggi il Santo Padre ha rivolo il suo pensiero a tutti colo che soffrono una sentenza ingiusta: del resto, chi ha sofferto quella più ingiusta era proprio Gesù, innocente fra gli innocenti e veramente figlio di Dio.

Segue la trascrizione della monizione introduttiva, il riferimento alle letture, la trascrizione dell’omelia ed il testo della preghiera per la comunione spirituale,

Terni 7 Aprile 2020
Ave Maria!
Marco.

In questi giorni di Quaresima abbiamo visto la persecuzione che ha subito Gesù, e come i dottori della legge si sono accaniti contro di lui: è … è stato giudicato sotto accanimento, con accanimento, essendo innocente.
Io vorrei pregare oggi per tutte le persone che soffrono una sentenza ingiusta, per l’accanimento.

Martedì Santo

Antifona d’Ingresso

Non consegnarmi in potere dei miei nemici;
contro di me sono insorti falsi testimoni,
gente che spira violenza.

Atto Penitenziale

LettureIs 49, 1-6; Sal.70; Gv 13, 21-33. 36-38.

La profezia di Isaia che abbiamo ascoltato è … una profezia sul Messia, sul Redentore, ma anche una profezia sul popolo di Israele, sul popolo di Dio, e possiamo dire che può essere una profezia su ognuno di noi.

In sostanza, la profezia sottolinea che il Signore ha eletto il suo servo dal seno materno: per due volte lo dice. Dall’inizio il suo servo è stato eletto, dalla nascita o prima della nascita.

Il popolo di Dio è stato eletto prima della nascita, anche ognuno di noi: nessuno di noi è “caduto” nel mondo per casualità, per caso; ognuno ha un destino, ha un destino libero, il destino dell’elezione di Dio.

Io nasco con il destino di essere figlio di Dio, di essere servo di Dio, con il compito di servire, di costruire, di edificare, e questo dal seno materno.

Il Servo di Jahvè, Gesù, servì fino alla morte: sembrava una sconfitta, ma era il modo di servire, e questo sottolinea il modo di servire che noi dobbiamo prendere nella nostra vita.

Servire è … darsi, darsi agli altri.
Servire è … non pretendere per ognuno di noi qualche beneficio che non sia il servire.

E la gloria? Servire!
E la gloria di Cristo è servire fino ad annientare sé stesso, fino alla morte, morte di Croce (Filippesi 2,8).

Gesù è il servo di Israele; il popolo di Dio è servo, e quando il popolo di Dio si allontana da questo atteggiamento di servire è un popolo apostata: si allontana dalla vocazione che Dio gli ha dato.

E quando ognuno di noi si allontana da questa vocazione di servire, si allontana dall’amore di Dio, ed edifica la sua vita su altri amori, tante volte idolatrici.

Il Signore ci ha eletti dal seno materno.

Ci sono, nella vita, cadute: ognuno di noi è peccatore e può cadere ed è caduto.
Soltanto la Madonna e Gesù (sono senza peccato): tutti gli altri … siamo caduti, siamo peccatori, ma quello che importa è l’atteggiamento davanti al Dio che mi ha eletto, che mi ha unto come servo; è l’atteggiamento di un peccatore che è capace di chiedere perdono, come Pietro, che giura che “no, io mai ti rinnegherò, Signore, mai, mai, mai!”, poi, quando canta il gallo, piange.

Si pente : è questa è la strada del servo … quando scivola, quando cade, chiedere perdono.

Invece, quando il servo non è capace di capire che è caduto, quando la passione lo prende in tal modo che lo porta all’idolatria, apre il cuore a satana, entra nella notte: è quello che è accaduto a Giuda (Mt 27, 3-10).

Pensiamo oggi a Gesù, il servo, fedele nel servizio: la sua vocazione è servire, fino alla morte e morte di Croce.

Pensiamo a ognuno di noi, parte del popolo di Dio: siamo servi, la nostra vocazione è per servire, non per approfittare del nostro posto nella Chiesa.

Servire: sempre in servizio.

Chiediamo la grazia di perseverare nel servizio, a volte con scivolate, cadute, ma la grazia almeno di piangere come ha pianto Pietro.

il Santo Padre si comunica al Corpo e al Sangue di Gesù

Le persone che non si comunicano possono fare adesso la comunione spirituale:

Gesù mio,
credo che sei realmente presente nel Santissimo Sacramento dell’altare.
i amo sopra ogni cosa e Ti desidero nell’anima mia.
Poiché ora non posso riceverti sacramentalmente,
vieni almeno spiritualmente nel mio cuore.
Come già venuto, io Ti abbraccio e tutto mi unisco a Te.
on permettere che mi abbia mai a separare da Te.

20200407-ROMA_SembravaUnaSconfitta

I Poveri li avete sempre con voi

Carissimi,
inizia questa “particolare” Settimana Santa 2020, con un lungo raccoglimento del pontefice mentre ascolta l’inno gregoriano d’ingresso, alcune strofe del “Vexilla Regis“, e poi rivolge il suo accorato pensiero al “potenziale” problema delle carceri affollate in questo periodo di pandemia.

Segue la trascrizione della monizione introduttiva, il riferimento alle letture del giorno, e la trascrizione dell’omelia.

Il Santo Padre non ha recitato alcuna preghiera per la comunione spirituale, ma il lungo momento di adorazione eucaristica durante il tempo della comunione è stato mantenuto

Terni 6 Aprile 2020
Ave Maria!
Marco.

Penso a un problema grave, che c’è … in parecchie parti del mondo: io vorrei che oggi per pregassimo (per) il problema del sovraffollamento nelle carceri; e dove c’è un sovraffollamento … tanta gente lì, c’è il pericolo, in questa pandemia, che finisca in una calamita grave: preghiamo i responsabili, per coloro che devono prendere decisioni in questo, perché trovino la strada giusta e creativa per risolvere il problema.

Colletta

Guarda Dio onnipotente, l’umanità sfinita per la sua debolezza mortale, e fa’ che riprenda vita per la passione del tuo unico Figlio. Egli è Dio e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

LettureIs 42, 1-7; Sal.26; Gv 12, 1-11.

Santa Messa del Lunedì Santo dalla cappella di Casa Santa Marta

Questo passo finisce con una osservazione: «i capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Làzzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù».

L’altro giorno abbiamo visto i passi della tentazione, no? La seduzione iniziale; poi cresce, secondo passo; terzo, cresce si contagia e si giustifica, ma c’è un altro passo: va avanti, non si ferma.

A questi … per questi non era sufficiente dare morte a Gesù, ma anche adesso Lazzaro, perché era un “testimone di vita”. 

Ma io vorrei oggi soffermarmi su una parola di Gesù: «Sei giorni prima della Pasqua», siamo proprio alla porta della passione, Maria fa questo gesto di contemplazione No? Marta serviva, come l’altro passo … e Maria apre la porta alla contemplazione, e Giuda pensa ai soldi, e pensa ai poveri, ma non perché gli importasse dei poveri, ma perché “ladro” e «siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro.»

Questa storia dell’amministratore non fedele sempre è attuale, sempre ce ne sono, anche a un altro livello: pensiamo (ad) alcune organizzazioni di beneficenza, umanitarie, che hanno tanti impiegati … tanti, che hanno una struttura molto ricca di gente, e alla fine arriva ai poveri il 40%, perché c’è sempre da preparare lo stipendio a tanta gente, no? è un modo di prendere i soldi dei poveri.

Ma la risposta di Gesù – e qui voglio fermarmi – «i poveri infatti li avete sempre con voi».

Questa è una verità: «i poveri infatti li avete sempre con voi»

I poveri ci sono, ce ne sono tanti: c’è il povero che noi vediamo, ma questa è la minima parte, la grande quantità dei poveri sono coloro che noi non vediamo, i poveri nascosti, e noi non vediamo perché entriamo in questa “cultura dell’indifferenza” che … che è “negazionista”, e neghiamo: no, no, non ci sono tanti, non si vedono, si … quel caso … sempre diminuendo la realtà dei poveri, ma (ce) ne sono tanti, tanti …

O anche, se non entriamo questa cultura dell’indifferenza, c’è un’abitudine di vedere i poveri come “ornamenti” di una città, no? Ma sì, ci sono, come le statue, si ci sono, si vedono, sì quella vecchietta che chiede elemosina, quell’altro … ma come una cosa normale: è parte della “ornamentazione” della città avere dei poveri, ma la grande maggioranza sono i poveri-vittime delle politiche economiche, delle politiche finanziarie.

Alcune recenti statistiche fanno il riassunto così: ce ne sono tanti (di) soldi nelle mani dei pochi, e tanta povertà in tanti, e molti.

E la povertà di tanta gente vittima della ingiustizia strutturale dell’economia mondiale, e tanti poveri che … provano vergogna di far vedere che non arrivano a fine mese, tanti poveri del “ceto medio” che vanno di nascosto alla Caritas e di nascosto chiedono, e provano vergogna.

I poveri sono molto più dei ricchi, molto … molto … e quello che dice Gesù è vero, «i poveri infatti li avete sempre con voi», ma io li vedo, io me ne accorgo di questa realtà, soprattutto della realtà nascosta: coloro che provano vergogna di dire che non arrivano a fine mese.

Ricordo che a Buenos Aires mi avevano detto che l’edificio di una fabbrica abbandonata da anni era stato abitato, era abitato da … da una quindicina di famiglie, che erano arrivati in questi … in quegli ultimi mesi.

Io sono andato lì: erano famiglie con bambini e avevano preso ognuno una parte della fabbrica abbandonata per vivere, e guardando ho visto che ogni famiglia aveva dei mobili buoni, mobili che ha un ceto medio: avevano una televisione, ma sono andati lì perché non potevano pagare l’affitto, già.

I nuovi poveri, che devono lasciare la casa perché non possono pagarla vanno li: è quell’ingiustizia nell’organizzazione economica o finanziaria che li porta così, e tanti (ce) ne sono, tanti … a tal punto che li incontreremo nel giudizio.

La domanda prima che ci farà Gesù è: “come vai con i poveri?”

Hai dato da mangiare? Quando era in carcere lo hai visitato? In ospedale lo hai visto? hai assistito la vedova, l’orfano? Perché li ero io.

E su questo saremo giudicati: non saremo giudicati per il lusso, o i viaggi che facciamo, o l’importanza sociale che avremo … saremo giudicati per il nostro rapporto con i poveri.

Ma se io oggi ignoro i poveri, li lascio da parte, credo che non ci siano, il Signore mi ignorerà nel giorno del giudizio; quando Gesù dice «i poveri infatti li avete sempre con voi» vuol dire “Io sarò sempre con voi nei poveri, sarò presente lì”, e questo non è fare il “comunista”, questo è il centro del Vangelo, appunto … che noi saremo giudicati su questo.

Particolare della Tovaglia dell’altare della cappella di Casa Santa Marta

20200406-ROMA_IPoveriSempreConVoi

Quel processo che ci fa cambiare il cuore dal bene al male

Carissimi,
oggi dalla cappella di Casa Santa Marta il Santo Padre ha proclamato una sottile omelia che ci aiuta nel discernimento per comprendere le “dinamiche” del peccato, basandosi ovviamente sul Vangelo del giorno: sicuramente da legge e meditare con tempi larghi.

Seguono come al solito la trascrizione della monizione introduttiva, il riferimento alle letture, la trascrizione dell’omelia ed il testo per la comunione spirituale, oltre a qualche “fermo immagine” dalla celebrazione

Terni 4 Aprile 2020
Ave Maria!
Marco.

LettureEz 37, 21-28; Sal.Ger 31; Gv 11, 45-56.

Questi momenti in frazioni di difficoltà dei dolori tante volte alla gente Viene la possibilità di fare un’altra cosa e tante cose buone anche non manca che qualcuno venga l’idea di fare qualcosa non tanto buona il momento per sé stesso pensierosa Agno preghiamo oggi perché Signore ci dia tutti una coscienza retta una coscienza trasparente che possono farsi vedere da Dio senza vergognarsi

Antifona d’Ingresso

Signore, non stare lontano,
affrettati, mia forza, ad aiutarmi,
perché io sono un verme e non un uomo,
un obbrobrio per tutti, lo scherno della gente.

Colletta

O Dio, che operi sempre per la nostra salvezza e in questi giorni ci allieti con un dono speciale della tua grazia, guarda con bontà alla tua famiglia, custodisci nel tuo amore chi attende il Battesimo e assisti chi è già rinato alla vita nuova.
Per il nostro Signore…

È da tempo che i dottori della legge, anche i sommi sacerdoti, erano inquieti … perché “passavano” cose “strane” nel paese.

Prima questo Giovanni, che alla fine lo lasciarono stare perché … era un profeta, battezzava lì e … la gente andava ma … non c’erano altre conseguenze.

Poi è venuto questo Gesù, segnalato da Giovanni: incominciò a fare dei segni, dei miracoli, ma soprattutto a parlare alla gente, e la gente capiva, e la gente lo seguiva, e non sempre osservava la legge, e questo inquietava tanto.

“Questo è un rivoluzionario, un rivoluzionario pacifico … questo porta a sé la gente, la gente lo segue…” e queste … queste idee li portarono a parlare fra loro: “Ma guarda, questo a me non piace … quell’altro …” e così fra loro c’era questo tema, di conversazione, di preoccupazione pure, no?

Poi … alcuni sono andati da lui per metterlo alla prova, e sempre il Signore aveva una risposta chiara … che a loro, dottori della legge, non era venuta in mente.

Pensiamo a quella donna sposata sette volte, vedova sei volte: “Ma nel cielo, di quale di questi mariti sarà sposa?” (Lc 20,33) … e Lui rispose chiaramente, e loro (se ne) sono andati, un po’ svergognati per la saggezza di Gesù, no? E altre volte (se ne) sono andati umiliati, no? Quando … quella signora adultera, che volevano lapidarla … e Gesù gli disse alla fine: “Ah, chi di voi sia senza peccato getti la prima pietra”, no? (Gv 7) … e dice il Vangelo che (se ne sono) andati, a cominciare dai gli anziani, dai più anziani, umiliati in quel momento, e questo faceva crescere questa conversazione fra loro: “Si ma, dobbiamo fare qualcosa, questo non va…”.

Poi … hanno mandato i soldati a prenderlo e loro sono tornati dicendo: “Non abbiamo potuto prenderlo perché quest’uomo parla come nessuno” … “Anche voi vi siete lasciati ingannare?”: arrabbiati, perché neppure i soldati potevano prenderlo.

E poi, dopo la risurrezione di Lazzaro – questo che abbiamo sentito oggi no? – tanti giudei andavano lì, a vedere, le sorelle, Lazzaro, ma alcuni sono andati a vedere bene come stanno le cose per riportarle, «ma alcuni di loro andarono dai farisei e riferirono loro quello che Gesù aveva fatto».

Altri credettero … «credettero in Lui».

E questi che sono andati, i chiacchieroni di sempre, che vivono portando (le chiacchiere) da un lato, dall’altro, dall’altro … sono andati a dire loro; in questo momento, quel gruppo che si era formato di dottori della legge e alcuni sacerdoti ha fatto una “riunione formale”: “Questo è molto pericoloso, dobbiamo prendere una decisione. «Che cosa facciamo? Quest’uomo compie molti segni» – riconoscono i miracoli – «Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui», c’è pericolo, “il popolo andrà dietro di lui, si staccherà da noi”il popolo non era attaccato a loro«verranno i Romani e distruggeranno il nostro tempio e la nostra nazione»: in questo avevano parte della verità, ma non tutta, era una giustificazione, no? Perché loro avevano … trovato un “equilibrio” con l’occupatore, lo odiavano … l’occupatore romano, ma “politicamente” avevano trovato un equilibrio.

E così parlavano fra loro: «Uno di loro, Caifa» – era il più radicale – «che era sommo sacerdote (disse): “Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, «e non vada in rovina la nazione intera»?

Era il sommo sacerdote, e … fa la proposta: “Facciamolo fuori”.

E Giovanni dice: «Questo però non lo disse da se stesso, ma, essendo sommo sacerdote quell’anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione» … e «da quel giorno dunque decisero di ucciderlo».

È stato un “processo”, un processo che incominciò con “piccole inquietudini” al tempo di Giovanni il Battista, e poi finì in questa “seduta” dei dottori della legge e dei sacerdoti, un processo che cresceva, un processo che … era più sicuro della decisione che dovevano prendere, ma nessuno l’aveva detta così chiara: “Questo va fatto fuori”.

Questo … modo di procedere dei dottori della legge è proprio una figura di come agisce la tentazione in noi, perché dietro di questo evidentemente (c’)era il diavolo che voleva distruggere Gesù … e la tentazione in noi generalmente agisce così: incomincia con poca cosa, con un desiderio, un’idea, cresce, contagia altri e alla fine si giustifica.

Questi sono i tre passi della tentazione del diavolo in noi, e qui sono i tre passi che ha fatto la tentazione del diavolo nella persona del dottore della legge: cominciò con poca cosa, ma … è cresciuta, è cresciuta, poi si è contagiata agli altri, e … ha fatta corpo e alla fine si giustifica: “È necessario che muoia uno per il popolo”, la giustificazione totale.

E tutti sono andati a casa tranquilli, avevano detto “Questa è la decisione che dovevamo prendere”.

E tutti noi, quando siamo vinti dalla tentazione, finiamo tranquilli, perché abbiamo trovato una giustificazione per questo peccato, per questo atteggiamento peccaminoso, per questa vita non secondo la legge di Dio.

Dovremmo avere l’abitudine di … di vedere questo processo della tentazione in noi: quel processo che ci fa cambiare il cuore da bene in male, che ci porta sulla strada in discesa.

Una cosa che cresce, cresce, cresce lentamente, poi contagia altri e alla fine si giustifica.

Difficilmente vengono in noi le tentazioni “di un colpo”, il diavolo è astuto, e sa prendere questa strada: la stessa l’ha presa per arrivare alla condanna di Gesù.

Quando noi ci troviamo in un peccato, in una caduta … sì, dobbiamo andare a chiedere perdono al Signore, è il primo che dobbiamo fare, ma poi … “Come sono venuto a cadere lì? Come è iniziato questo processo nella mia anima? Com’è cresciuto? A chi ho contagiato? E come alla fine mi sono giustificato … per cadere?”.

Sempre la vita di Gesù è un esempio per noi, e le cose che sono accadute a Gesù sono cose che accadranno a noi, le tentazioni, le giustificazioni, la gente “buona” che è intorno a noi e forse non la sentiamo, e i cattivi, nel momento della tentazione: cerchiamo di avvicinarci (a loro) per far crescere la tentazione.

Ma non dimentichiamo mai: sempre, dietro un peccato, dietro una caduta, c’è una tentazione che è incominciata piccola, che è cresciuta, che ha contagiato e alla fine trovo una giustificazione per cadere.

Lo Spirito Santo ci illumini in questa conoscenza interiore.

… offerto in sacrificio per voi …

Le persone che non possono comunicarsi faranno adesso la comunione Spirituale:

Gesù mio,
credo che sei realmente presente nel Santissimo Sacramento dell’altare.
Ti amo sopra ogni cosa e Ti desidero nell’anima mia.
poiché ora non posso riceverTi sacramentalmente,
vieni almeno spiritualmente nel mio cuore.
Come già venuto io ti abbraccio e tutto mi unisco a Te.
Non permettere che mi abbia mai a separare da Te.
Amen.

Sia Lodato ed Adorato in ogni momento,
Gesù, nel Santissimo e Divinissimo Sacramento
Ave Regina Caelorum, Ave Domina Angelorum

20200404-ROMA_QuelProcessoCheCiFaCambiareIlCuoreDalBeneInMale

I sette dolori della Madre

Carissimi,
oggi il Santo Padre ci parla dei dolori di Maria nostra Madre, e di come quando la sera recita l’angelus, gli fa bene ricordarli tutti: così oggi suggerisce a noi di fare altrettanto, e di ringraziarla per quando ha accettato di essere Madre.

I più attenti avranno notato l’accenno ad un “parere dogmatico” riguardante la questione della “corredenzione” … state pur sereni, il Papa non ha “parlato ex cathedra” e quindi ha serenamente espresso il suo parere in materia.

Segue come al solito la trascrizione della monizione introduttiva, il riferimento alle letture, la trascrizione dell’omelia del Santo Padre, ed il testo della comunione spirituale.

Ricordatevi che oggi è il primo Venerdì del Mese.

Terni 3 Aprile 2020
Marco

C’è gente che da adesso incomincia a pensare il dopo, il dopo la pandemia: tutti i problemi che arriveranno … problemi di povertà, di lavoro, di fame … preghiamo per tutta la gente che aiuta oggi, ma pensa anche nel domani, per aiutarci a tutti noi.

Antifona d’Ingresso


Abbi pietà di me, Signore,
perché sono in angustia;
strappami dalla mano dei miei nemici
e salvami dai miei persecutori:
Signore, che io non resti confuso.

Colletta

Perdona, Signore, i nostri peccati, e nella tua misericordia spezza le catene che ci tengono prigionieri a causa delle nostre colpe, e guidaci alla libertà che Cristo ci ha conquistata. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

LettureGer 20, 10-13; Sal.17; Gv 10, 31-42.

In questo Venerdì di passione la Chiesa ricorda i dolori di Maria, la Addolorata: da secoli … viene questa venerazione del popolo di Dio; si sono scritti inni in onore dell’Addolorata: “Stava ai piedi della croce”, e la contemplano li, sofferente.

La pietà Cristiana ha raccolto i dolori della Madonna e parla dei sette dolori:

  • Il primo, appena 40 giorni dopo la nascita di Gesù, la profezia di Simeone, che parla di una spada che trafiggerà il cuore.
  • Il secondo dolore “pensa” alla fuga in Egitto, per salvare la vita del figlio;
  • Il terzo dolore quei tre giorni di angoscia, quando il ragazzo è rimasto nel tempio;
  • Il quarto dolore quando la Madonna si incontra con Gesù sulla via del Calvario;
  • quinto dolore della Madonna … è la morte di Gesù: vedere il figlio lì , Crocifisso e nudo, che muore;
  • sesto dolore la discesa di Gesù dalla Croce morto e lo prende in mano, come lo aveva preso in mano … nelle sue mani (per) più di 30 anni a Betlemme;
  • Il settimo dolore la sepoltura di Gesù

… e così la pietà Cristiana percorre questa strada della Madonna che accompagna Gesù.

A me fa bene, in tarda serata, quando prego l’Angelus … poi pregare questi sette dolori, come un ricordo della Madre della Chiesa: come la Madre della Chiesa, con tanto dolore ci ha partorito a tutti noi.

La Madonna mai ha chiesto qualcosa per se … mai: sì, per gli altri, pensiamo a Cana no? Quando va a parlare con Gesù …

Mai ha detto “Io sono la Madre, guardatemi eh … sarò la Regina Madre” … mai lo ha detto … non chiese qualcosa di importante per lei nel collegio Apostolico: soltanto accetta di essere Madre.

Accompagnò a Gesù come discepola, perché il Vangelo fa vedere che seguiva Gesù con le amiche, pie donne, seguiva Gesù, ascoltava Gesù.

Una volta qualcuno l’ha riconosciuta “eh … questa è la madre eh … tua madre è qui …” : seguiva Gesù, fino al calvario, e li in piedi la gente sicuramente diceva “ma povera donna, come soffrirà!” … e i cattivi sicuramente dicevano “ma anche lei ha la colpa, perché se lo avesse educato bene … questo non sarebbe finito così”.

Ma era lì, col figlio: con l’umiliazione del figlio.

Onorare la Madonna è dire “Questa è mia madre”, perché lei è Madre, e questo è il titolo che ha ricevuto da Gesù, proprio lì, al momento della Croce: i tuoi figli, “Tu sei Madre” … non l’ha fatta “primo ministro” o le ha dato titoli di “funzionalità”, soltanto Madre e poi negli Atti degli Apostoli la fa vedere in preghiera con gli apostoli come Madre.

La Madonna non ha voluto togliere a Gesù alcun titolo: ha ricevuto il dono di essere Madre di Lui e il dovere di accompagnare noi come Madre, di essere nostra Madre: non ha chiesto per lei (di) essere una quasi-redentrice, o una corredentrice, no … il redentore è uno solo, e questo titolo non si raddoppia, soltanto discepola e madre, e così come madre noi dobbiamo pensarla, dobbiamo cercarla, dobbiamo pregarla: è la Madre, nella Chiesa Madre.

Nella maternità della Madonna vediamo la maternità della Chiesa, che riceve tutti, buoni e cattivi, tutti.

Oggi ci farà bene fermarci un po’, e pensare al dolore e ai dolori della Madonna: è la nostra madre; come li ha portati e come li ha portati bene, con forza, con pianto: non era un pianto finto, era proprio il cuore distrutto dai dolori.

Ci farà bene fermarci un po’ e dire alla Madonna: grazie, per aver accettato di essere Madre quando l’angelo te lo ha detto, e grazie per aver accettato di essere Madre quando Gesù te lo ha detto.

Gesù mio credo che sei realmente presente nel Santissimo Sacramento dell’altare Ti amo sopra ogni cosa e ti desidero nell’anima mia poiché ora non posso riceverti sacramentalmente vieni almeno spiritualmente nel mio cuore come già venuto io ti abbraccio e tutto mi unisco a te. Non permettere che mi abbia mai a separare da te a me

20200403-ROMA_IsetteDoloriDellaMadre

L’elezione, la promessa, l’allenza

Carissimi,
oggi la celebrazione del Santo Padre è iniziata con un canto “differente”, non l’ “Attende Domine” tipico del tempo di Quaresima, ma il “Parce Domine”, un antica antifona del rituale Romano il cui testo è tratto dal libro del profeta Gioele, comune in tempo di quaresima ma decisamente pertinente al tempo che stiamo vivendo.

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… risparmia il tuo popolo Signore, non restare adirato con noi in eterno …

Seguono come al solito la trascrizione della monizione introduttiva, il riferimento alle letture, la trascrizione dell’omelia e della preghiera per la comunione spirituale.

Terni 2 Aprile 2020
Ave Maria!
Marco.

Questi giorni di dolore e tristezza evidenziano tanti problemi nascosti.

Su un giornale oggi c’è una foto che colpisce il cuore: tanti “senza tetto” di una città sdraiati in un parcheggio, su un parcheggio, in osservazione, tanti senza tetto (ci) sono oggi.

Chiediamo a Santa Teresa di Calcutta che risvegli in noi il “senso della vicinanza” a tante persone che nella società, nella vita “normale”, vivono nascoste, ma come i senza tetto che nel momento della crisi si evidenziano così.

Antifona d’Ingresso

Cristo è mediatore della nuova alleanza
perché, mediante la sua morte,
coloro che sono stati chiamati
ricevano l’eredità eterna
che è stata loro promessa.

Colletta

Assisti e proteggi sempre, Padre buono questa tua famiglia che ha posto in te ogni speranza, perché liberata dalla corruzione del peccato resti fedele all’impegno del Battesimo, e ottenga in premio l’eredità promessa. Per il nostro Signore…

Letture

Gn 17, 3-9; Sal.104; Gv 8, 51-59.

«Il Signore si è sempre ricordato della sua alleanza» abbiamo ripetuto … nel salmo responsoriale: il Signore non dimentica, non dimentica mai.

Si … dimentica soltanto in un caso, quando perdona i peccati: dopo aver perdonato “perde la memoria”, non ricorda i peccati.

Negli altri casi Dio non dimentica: la sua fedeltà è memoria, la sua fedeltà con il suo popolo, la sua fedeltà con Abramo è memoria delle promesse che aveva fatto.

Dio elesse Abramo per fare una strada: Abramo è un eletto, era un eletto, Dio elesse lui, poi … in quella elezione gli ha promesso un’eredità, e oggi … nel passo del libro della Genesi … c’è un “passo in più”: «Quanto a me … la mia alleanza è con te», l’alleanza … un’alleanza che gli fa vedere lontano la sua fecondità: diventerai il padre di una moltitudine di nazioni.

La elezione, la promessa e l’alleanza sono le tre dimensioni della vita di fede, le tre dimensioni della vita cristiana: ognuno di noi è un eletto, nessuno sceglie di essere Cristiano fra tutte le possibilità che il “mercato religioso gli offre”: è un eletto!

Noi siamo cristiani perché siamo stati eletti.

In questa elezione c’è una promessa, una promessa di speranza; il segnale è la fecondità: “Abramo, sarai padre di una moltitudine di nazioni, e noi … sarai fecondo nella fede”.

La tua fede fiorirà in opere, in opere buone, in opere di fecondità anche: una fede feconda … ma tu devi – terzo passo – osservare l’alleanza con me, e l’alleanza è fedeltà, essere fedele.

Siamo stati “eletti”: il Signore ci ha dato una promessa e adesso ci chiede un’alleanza, un’alleanza di fedeltà.

Gesù dice che … Abramo esultò di gioia pensando … vedendo … il suo giorno, il giorno della grande fecondità: quel figlio suo – Gesù era figlio di Abramo – che è venuto a … a rifare la creazione, che è più difficile che farla, dice la liturgia; è venuto a fare la redenzione dei nostri peccati, a liberarci.

Il cristiano … è cristiano non perché possa “far vedere” la fede battesimo, no: la fede del battesimo è una carta! Tu sei cristiano se tu dici di si all’elezione che Dio ha fatto di te, se tu vai dietro le promesse che il Signore ti ha fatto, e se tu vivi un’alleanza col Signore: questa è la vita cristiana …

… e i peccati del cammino sono sempre contro queste tre dimensioni: non accettare la elezione e noi … erigere tanti idoli, tante cose … tante cose che non sono di Dio; non accettare la speranza nella promessa, andare a guardare da lontano le promesse, anche …. tante volte, come dice la lettera agli Ebrei, salutandole da lontano, e fare che le promesse siano a oggi, con i piccoli idoli che noi facciamo, e dimenticare l’alleanza: vivere senza alleanza, come se noi fossimo senza alleanza.

La fecondità è la gioia, quella gioia di Abramo che … vide il giorno di Gesù, e … era pieno di gioia!

Questa è la rivelazione che oggi la parola di Dio ci dà sulla nostra esistenza cristiana: si, è come quella del nostro padre, cosciente di essere eletto, gioioso di andare verso una promessa, e fedele nel compiere l’alleanza.

Le persone che non possono comunicarsi fanno adesso la comunione spirituale:

Gesù mio,
credo che sei realmente presente
nel Santissimo Sacramento dell’altare.
Ti amo sopra ogni cosa
e ti desidero nell’anima mia.
Poiché ora non posso riceverti sacramentalmente,
vieni almeno spiritualmente nel mio cuore.
Come già venuto, io ti abbraccio e tutto mi unisco a Te.
Non permettere che mi abbia mai a separare da Te.