Nella Chiesa, con i sacramenti, con il Santo Popolo Fedele di Dio

Carissimi,
oggi il Santo Padre ha rivolo un pensiero alla Chiesa di questi tempi, mettendo bene in luce il rischio che si corre di rendere questa situazione di “comunione spirituale” quale normale, riconoscendo di aver avuto un ammonimento in tal senso da un Vescovo, e sottolineando quella che è la vera immagine della Chiesa: con i sacramenti, con il Santo Popolo di Dio.

Come al solito segue la mia trascrizione della monizione introduttiva, che di solito più che altro è un’orazione per una ben determinata categoria di persone fatta prima dell’inizio della liturgia, il riferimento alle letture del giorno, la trascrizione dell’omelia del Santo Padre, il testo della preghiera per la comunione spirituale.

17 Aprile 2020
Ave Maria!
Marco.

Il Santo Padre, all’inizio della celebrazione, rivolge quasi sempre una preghiera ad una ben determinata categoria di persone.

Io vorrei che oggi pregassimo per le donne che sono in attesa, le donne incinte che diventeranno mamme e sono inquiete, si preoccupano.

Un domanda: in quale mondo vivrà mio figlio?

Preghiamo per loro, perché il Signore gli dia coraggio di portare avanti questi figli, con la fiducia che sarà certamente un mondo diverso, ma sempre sarà un mondo che il Signore amerà tanto.

Antifona d’Ingresso

Il Signore, ha liberato il suo popolo
e gli ha dato speranza;
i suoi nemici li ha sommersi nel mare.
Alleluia.

Colletta

Dio onnipotente ed eterno, che nella Pasqua del tuo Figlio hai offerto agli uomini il patto della riconciliazione e della pace, donaci di testimoniare nella vita il mistero che celebriamo nella fede. Per il nostro Signore…

LettureAt 4, 1-12; Sal.117; Gv 21 1-14.

I discepoli erano pescatori: Gesù li aveva chiamati proprio nel lavoro.

Andrea e Pietro erano … lavorando con le reti: lasciarono le reti e seguirono Gesù; Giovanni e Giacomo lo stesso, lasciarono il padre, i ragazzi che lavoravano con loro, e seguirono Gesù: la chiamata è stata proprio nel loro mestiere, di pescatori.

In questo passo del Vangelo di oggi, questo miracolo della pesca miracolosa, ci fa pensare all’altra pesca miracolosa, quella che racconta Luca, nel capitolo IV credo: anche lì è successo lo stesso, hanno avuto una pesca quando loro pensavano di non averne, dopo la predica Gesù ha adesso “ma prendete il largo”;” ma … abbiamo lavorato tutta, tutta la notte, e non abbiamo preso nulla …”

«Andate»!

“Fidato nella tua parola”, disse Pietro, “getterò le reti”, e li era tanta la quantità – dice il Vangelo – che … furono presi da stupore, di quel miracolo.

Oggi in quest’altra pesca non si parla di stupore, si vede una certa naturalità, si vede che c’è stato un progresso, un cammino, andato nella conoscenza del Signore, nella intimità col Signore …

Io dirò la parola giusta: nella familiarità con il Signore.

Quando Giovanni vide questo, disse a Pietro «è il Signore», e Pietro si strinse le vesti e si gettò in acqua per andare dal Signore; la prima volta si è inginocchiato davanti e «allontanati da me Signore, che sono un peccatore», questa volta non dice nulla, era più naturale: nessuno domandava “chi sei?”, sapevano che era il Signore, era naturale l’incontro con il Signore, la familiarità degli Apostoli con il Signore era cresciuta.

Anche noi cristiani, nel nostro cammino di vita, siamo in questo stato di camminare, di progredire nella familiarità col Signore, il Signore – potrei dire – un po’ alla mano, ma alla mano perché è con noi, cammina con noi, conosciamo che è Lui, nessuno gli domando, qui, “chi sei?”, sapevano che era il Signore: una familiarità quotidiana con il Signore è quella del cristiano, e sicuramente hanno fatto la colazione insieme, col pesce, il pane, sicuramente hanno parlato di tante cose, con naturalità.

Questa familiarità col Signore, dei Cristiani, è sempre comunitaria: sì, è intima, è personale, ma in comunità, una familiarità senza comunità, una familiarità senza il pane, una familiarità senza la Chiesa, senza il popolo, senza i sacramenti, è pericolosa, puoi diventare una familiarità – diciamo – gnostica, una familiarità per me soltanto, staccata dal popolo di Dio.

La familiarità degli Apostoli con il Signore sempre era comunitaria, sempre era a tavola, segno della comunità, sempre là col Sacramento, col pane.

Dico questo perché qualcuno mi ha fatto riflettere sul pericolo che questo momento che stiamo vivendo, questa pandemia, che ha fatto che tutti ci comunicassimo anche religiosamente, per i mezzi di comunicazione, anche questa Messa siamo tutti comunicati, ma non insieme, spiritualmente insieme: il popolo è piccolo.

C’è un grande popolo, stiamo insieme, ma non insieme.

Anche il Sacramento … voi riceverete l’Eucarestia, ma la gente che è collegata con noi, soltanto la comunione spirituale, e questa non è la Chiesa: questa è una chiesa di … di una situazione difficile, che il Signore la permette, ma l’ideale della Chiesa sempre è col popolo e con i sacramenti, sempre.

Prima della Pasqua, quando è uscita la notizia che io avrei celebrato la Pasqua in San Pietro vuoto, mi scrisse un vescovo, un bravo vescovo, bravo … eh, mi ha rimproverato: “ma come mai? Così grande San Pietro, perché non metti 30 persone, almeno perché si veda gente … non sarà pericolo?”.

E Io pensai … “ma … questo che ha nella testa per dirmi questo, no, io non capì nel momento, ma (sic)come è un bravo vescovo, molto vicino al popolo … ma qualcosa ci …. qualcosa vorrà dirmi: quando lo troverò, gli domanderò.”

Poi ho capito: lui mi diceva “stia attento di non viralizzare la Chiesa, di non viralizzare i Sacramenti, di non di viralizzare il Popolo di Dio.

La Chiesa, i Sacramenti, il Popolo di Dio sono concreti: è vero che in questo momento dobbiamo fare questa familiarità con il Signore in questo modo, ma per uscire dal tunnel non, per rimanerci: e questa è la familiarità degli Apostoli, non gnostica, non viralizzata, non egoistica per ognuno di loro, sino alla familiarità concreta, nel popolo, la familiarità col Signore nella vita quotidiana, la familiarità col Signore nei Sacramenti, in mezzo al popolo di Dio: loro hanno fatto un cammino di maturità nella familiarità col Signore.

Impariamo noi a farlo pure: dal primo momento questi hanno capito che quella familiarità era diversa da quello che immaginavano, e sono arrivati a questo; sapevano che era il Signore, e condividevano tutto: la comunità, i Sacramenti, il Signore, la Pace, la festa.

Che il Signore ci insegni questa intimità con Lui, questa familiarità con Lui, ma nella Chiesa, con i Sacramenti, con il Santo Popolo Fedele di Dio.

Le persone che non possono comunicarsi, fanno adesso la comunione Spirituale.

Ai Tuoi piedi, o mio Gesù, mi prostro
e Ti offro il pentimento del mio cuore contrito
che si abissa nel suo nulla e nella Tua Santa Presenza.

Ti adoro nel Sacramento del Tuo amore, l’ineffabile Eucaristia.

Desidero riceverTi nella povera dimora che Ti offre il mio cuore,
e in attesa della felicità della comunione sacramentale,
voglio possederTi in spirito.

Vieni a me, o Gesù, che io vengo da Te.
Possa il Tuo amore infiammare tutto il mio essere

per la vita e per la morte.
Credo in Te, spero in Te, Ti amo.

Pubblicato da

Marco Piagentini

Informatico dal 1981, Telematico dal 1988, Sistemista IT dal 1994 ed OT dal 2005, Strumentista dal 2005. DJ dal 1986, Fotografo dal 1994, Reporter della Gospa dal 2001 Runner dal 1979, Nuotatore dal 1980, Triatleta dal 2007, Quadratleta dal 2019

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