Nascere dall’alto, nascere dallo Spirito

Carissimi,
con l’inizio della seconda settimana di Pasqua, il Santo Padre è tornato a celebrare nella cappella di Casa Santa Marta, come aveva assicurato sabato scorso.

Forse non tutti potrebbero aver notato che la cappella è espressamente dedicata allo Spirito Santo, ed il pensiero del Santo Padre è stato oggi rivolto principalmente proprio allo Spirito Santo, come presumibilmente sarà fino a Pentecoste: oggi in particolare lo ha invocato, anche se nella forma “indiretta” della preghiera, per i politici, sottolineando che la politica è una forma “alta” di carità, ma chiedendo che facciano gli interessi della propria nazione e non del proprio partito.

Segue come al solito la trascrizione della sua preghiera introduttiva, il riferimento alle letture, la trascrizione dell’omelia del Santo Padre ed il testo per la comunione Spirituale

20 Aprile 2020
Ave Maria!
Marco.

Particolare del cero Pasquale della cappella di Casa Santa Marta

Preghiamo oggi per gli uomini e le donne che hanno vocazione politica – la politica è una forma alta di carità – per i partiti politici dei diversi paesi, perché in questo momento di pandemia cerchino insieme il bene del paese, e non il bene del proprio partito.

Antifona d’Ingresso

Cristo risorto più non muore,
la morte non ha più potere su di lui. Alleluia.

Colletta

Dio onnipotente ed eterno, che ci dai il privilegio di chiamarti Padre, fà crescere in noi lo spirito di figli adottivi, perché possiamo entrare nell’eredità che ci hai promesso. Per il nostro Signore…

LettureAt 4, 23-31; Sal.2; Gv 3, 1-8.

Quest’uomo, Nicodemo, è un capo dei Giudei, un uomo autorevole, e sentì la necessità di andare da Gesù.

Andò di notte, perché doveva fare un po’ di equilibrio, perché coloro che andavano a parlare con Gesù non erano guardati bene.

Era un fariseo, giusto, perché non tutti i Farisei sono cattivi, no, no! C’erano farisei giusti anche … questo è un fariseo giusto, sentiva inquietudine, perché (era) un uomo che aveva letto i Profeti, e sapeva che questo che questo che Gesù faceva era stato annunciato dai Profeti: sentì inquietudine e andò a parlare con Gesù.

«Rabbì, sappiamo che sei venuto da Dio come maestro»: fa una confessione, fino a un certo punto.

«nessuno infatti può compiere questi segni che tu compi, se Dio non è con lui» e si ferma, si ferma davanti al dunque: come se io dico adesso “dunque …”

E Gesù rispose … rispose misteriosamente, come lui , e Nicodemo non se l’aspettava: risposte con quella figura della nascita «se uno non nasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio» e lui, Nicodemo, sente confusione, non capisce e prende “ad litteram” quella risposta di Gesù, no? Ma come come mai si può nascere se uno è adulto, una persona grande …

Nascere dall’alto, Nascere dallo Spirito, è il salto che la confessione di Nicodemo deve fare, e lui non sa come farla, perché lo Spirito è imprevedibile.

La definizione dello Spirito che Gesù da qui è interessante: «Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito», cioè libero!

La persona che si lascia portare da una parte dall’altra dallo Spirito Santo: Questa è la libertà dello spirito, e chi fa questo è una persona docile, qui si parla della docilità allo Spirito!

Essere cristiano non è soltanto compiere i Comandamenti: si devono fare, questo è vero; ma se tu ti fermi lì, non sei un buon cristiano.

Essere un buon cristiano è lasciare che lo Spirito entri dentro di te e ti porti, ti porti dove lui vuole.

Nella nostra vita cristiana tante volte ci fermiamo come Nicodemo, davanti al “dunque”: non sappiamo dare il passo, non sappiamo come farlo o non abbiamo la fiducia in Dio per fare questo passo e lasciare entrare lo Spirito.

Nascere di nuovo è lasciare che lo Spirito entri in noi e che sia lo Spirito a guidarmi e non io, e qui, libero, con questa libertà dello Spirito che tu non saprai mai dove finirai.

Gli apostoli, che erano nel Cenacolo, quando venne lo Spirito uscirono a predicare con quel coraggio, quella franchezza … non sapevano che sarebbe successo questo; e lo hanno fatto, perché lo Spirito li guidava.

Il cristiano non deve fermarsi mai soltanto al compimento dei Comandamenti: si deve fare, ma andare oltre, verso questa nascita nuova che è la nascita nello Spirito, che ti dà la libertà dello Spirito.

È quello che è accaduto a questa comunità cristiana nella prima Lettura, dopo che Giovanni e Pietro sono tornati da quell’interrogatorio che hanno avuto con i sacerdoti: questi andarono dai loro fratelli, in questa comunità, e riferirono quanto avevano detto loro i capi dei sacerdoti e gli anziani.

E la comunità, quando udì questo, tutti insieme, si spaventarono un po’, ma cosa hanno fatto? Pregare, non si sono fermati a misure prudenziali, “no, adesso facciamo questo, andiamo un po’ più tranquilli …”: no, pregare, che sia lo Spirito a dirgli loro cosa dovevano fare.

Innalzarono la loro voce a Dio dicendo: “Signore …”, e pregano; questa bella preghiera di un momento buio, di un momento in cui devono prendere delle decisioni e non sanno cosa fare.

Vogliono nascere dallo Spirito, aprono il cuore allo Spirito: che sia Lui a dirlo … E chiedono: “Signore, Erode, Ponzio Pilato con le nazioni e i popoli di Israele si sono alleati contro il tuo Santo Spirito, Gesù …” raccontano la storia e dicono – “Signore, fa’ qualcosa!”.

«E ora, Signore, volgi lo sguardo alle loro minacce» – quelle del gruppo dei sacerdoti – «e concedi ai tuoi servi di proclamare con tutta franchezza la tua Parola» – chiedono la franchezza, il coraggio, il non avere paura – «stendendo la tua mano affinché si compiano guarigioni, segni e prodigi nel nome di Gesù». «E quando ebbero terminato la preghiera, il luogo in cui erano radunati tremò, e tutti furono colmati di Spirito Santo e predicavano la Parola di Dio con franchezza».

È successa una seconda Pentecoste, qui.

Davanti alle difficoltà, davanti a una porta chiusa, che loro non sapevano come andare avanti, vanno dal Signore, aprono il cuore e viene lo Spirito e dà loro quello di cui hanno bisogno e vanno fuori a predicare, con coraggio, e avanti: questo è nascere dallo Spirito, questo è non fermarsi al “dunque”, al “dunque” delle cose che ho sempre fatto, al “dunque” del dopo i Comandamenti, al “dunque” dopo le abitudini religiose: no!

Questo è nascere di nuovo.

E come si prepara uno a nascere di nuovo? Con la preghiera: la preghiera è quella che ci apre la porta allo Spirito e ci dà questa libertà, questa franchezza, questo coraggio dello Spirito Santo, che mai saprai dove ti porterà, ma è lo Spirito.

Che il Signore ci aiuti ad essere sempre aperti allo Spirito, perché sarà Lui a portarci avanti nella nostra vita di servizio al Signore.

Le persone che non possono comunicarsi adesso fanno la comunione spirituale:

Ai tuoi piedi, o mio Gesù,
mi prostro e ti offro il pentimento del mio cuore contrito
che si abissa nel suo nulla e nella tua santa presenza.

Ti adoro nel sacramento del Tuo amore, l’Eucaristia.

Desidero riceverti nella povera dimora che ti offre il mio cuore;
in attesa della felicità della comunione sacramentale
voglio possederti in spirito.

Vieni a me, o mio Gesù, che io vengo da Te.
Possa il tuo amore infiammare tutto il mio essere
per la vita e per la morte.
Credo in Te, spero in Te, ti amo.

Regína caeli laetáre, allelúia.
Quia quem merúisti portáre, allelúia.
Resurréxit, sicut dixit, allelúia.
Ora pro nobis Deum, allelúia.

Peccatori si … corrotti mai!

Carissimi,
dopo un mese e mezzo che ho deciso di “ancorare” la mia vita alla celebrazione quotidiana della Messa del Santo Padre, sono ancora spesso serenamente stupito dalla sua semplicità, dal suo cercare gli occhiali, dal “fare da solo con lo zucchetto”, e, come è avvenuto questa mattina, di fare anche gli annunci “da Parroco”: al termine della benedizione eucaristica ha infatti avvertito tutta la sua “parrocchia”, che in questo caso coincide con il mondo intero, che “domani la Santa Messa sarà celebrata nella “parrocchia” di Santo Spirito in Sassia alle 11, e Lunedì riprenderemo qui alle 7“, come se si preoccupasse di cuore che i fedeli potessero essere disorientati dal cambio di orario, come un qualsiasi parroco.

Seguono quindi la trascrizione della sua preghiera introduttiva, il riferimento alle letture del giorno, la trascrizione dell’omelia che segue il video dell’intera celebrazione “puntato” al suo inizio, la preghiera per la comunione spirituale

18 Aprile 2020
Ave Maria!
Marco.

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Ieri ho ricevuto una lettera di una suora che lavora come traduttrice nella lingua dei segnali per i sordomuti, e mi raccontava il lavoro tanto difficile che hanno gli operatori sanitari, gli infermieri, i medici, con i malati disabili che hanno preso il covid: preghiamo per loro, che sono sempre al servizio di queste persone con diverse abilità, ma non hanno le abilità che abbiamo noi.

Ottava di Pasqua

Antifona d’Ingresso

Il Signore ha liberato il suo popolo,
e gli ha dato esultanza,
ha colmato di gioia i suoi eletti. Alleluia.

Colletta

O Padre, che nella tua immensa bontà estendi a tutti i popoli il dono della fede, guarda i tuoi figli di elezione, perché coloro che sono rinati nel Battesimo ricevano la veste candida della vita immortale. Per il nostro Signore…

LettureAt 4, 13-21; Sal.117; Mc 16, 9-15.

I capi, gli anziani, gli scribi, vedendo questi uomini e la franchezza con la quale parlavano, e sapendo che era gente senza istruzione, e forse non sapevano scrivere, rimanevano stupiti!

Non capivano “Ma una cosa che non possiamo capire è come questa gente è così coraggiosa”, ha questa franchezza: questa parola è una parola molto importante che diviene lo “Stilo” proprio dei predicatori Cristiani, anche nel libro Degli Atti degli Apostoli; franchezza, coraggio, vuol dire tutto quello, dire chiaramente viene dalla radice greca di dire tutto, e anche noi usiamo tante volte questa parola, proprio la parola greca per indicare questo: parresia, franchezza, coraggio, e vedevano questa franchezza, questo coraggio, questa parresia in loro, e non capivano.

Franchezza: il coraggio e la franchezza con la quale i primi Apostoli predicavano.

Per esempio, il libro degli Atti è pieno di questo: dice che Paolo e Barnaba cercavano di di spiegare agli ebrei con franchezza il mistero di Gesù, e predicavano il Vangelo con franchezza, ma c’è un versetto che a me piace tanto nella Lettera agli Ebrei, quando l’autore della Lettera agli Ebrei se ne accorge che … c’è qualcosa nella comunità che sta andando giù, che si perde quel quella cosa che … c’è un certo “tepore”, che questi cristiani stanno diventando tiepidi, e dice questo – non ricordo bene la citazione, credo sia nel capitolo 13 , non ricordo bene – e dice questo: “richiamati ai primi giorni, avete sostenuto una lotta grande e dura, non gettate via adesso la vostra franchezza”: riprendere, riprendere la franchezza, il coraggio cristiano di andare avanti.

Non si può essere cristiano senza che venga questa franchezza: se non viene, non sei un buon cristiano; se non hai il coraggio, se per spiegare la tua posizione tu scivoli sulle ideologie o sulle spiegazioni casistiche, ma ti manca quella franchezza, ti manca quello stile Cristiano, la libertà di parlare, di dire tutto: il coraggio.

E poi vediamo che .. i capi gli anziani e gli scribi sono vittime, sono vittime di questa franchezza, perché li mette all’angolo, non sanno cosa fare … «rendendosi conto che erano persone semplici e senza istruzione, rimanevano stupiti e li riconoscevano come quelli che erano stati con Gesù.»

«Vedendo poi in piedi, vicino a loro, l’uomo che era stato guarito, non sapevano che cosa replicare»: invece di accettare la verità, come si vedeva, avevano il cuore tanto chiuso che hanno cercato la via della diplomazia, la via del del compromesso.

“Mah … spaventiamoli un po, diciamogli che saranno puniti, vediamo se così tacciono”, no? Davvero, sono messi all’angolo proprio dalla franchezza, non sapevano come uscire, ma non gli veniva in mente di dire “non sarà vero questo?”

Il cuore già era chiuso, era duro il cuore era corrotto: questo è uno dei drammi, la forza dello Spirito Santo che si manifesta in questa franchezza della predicazione, in questa pazzia della predicazione, non può entrare nei cuori corrotti!

Per questo stiamo attenti eh: peccatori si … corrotti mai ... arrivare a questa corruzione che ha tanti modi … tanti modi di manifestarsi.

Ma erano all’angolo e non sapevano cosa dire, e alla fine hanno trovato un compromesso: “ma, minacciamoli un po’, spaventiamoli un po’”, e li invitano … «Li richiamarono e ordinarono loro», li invitano di non parlare in alcun momento «né di insegnare nel nome di Gesù.»

Ma … facciamo la pace! Voi andate in pace, ma non … parlare in nome di Gesù, non insegnare.

Pietro lo conoscevamo: non era un coraggioso nato, è stato un codardo, ha rinnegato Gesù; ma cosa è successo adesso? Rispondono: «Se sia giusto dinanzi a Dio obbedire a voi invece che a Dio, giudicatelo voi. Noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato».

Ma questo coraggio da dove viene? … di questo codardo che ha rinnegato il Signore, cosa è successo nel cuore di questo uomo?

Il dono dello Spirito Santo: la franchezza, il coraggio, la parresia è un dono, una grazia che dello Spirito Santo il giorno di Pentecoste: proprio dopo ricevere lo Spirito Santo sono andati a predicare, è un po’ coraggiosi è una cosa nuova per loro.

Questo è coerenza: il segnale del cristiano, del vero Cristiano: è coraggioso, e … dice tutta la verità, perché è coerente!

E a questa coerenza chiama il Signore, nell’invio, dopo … in questa sintesi che fa Marco nel Vangelo «Risorto al mattino» … e … fa una sintesi della Resurrezione, «li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risorto»:

Ma, con la forza dello Spirito Santo, e il Saluto di Gesù “ricevete lo Spirito Santo”, e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura».

Andate con coraggio, andate con franchezza: non avete paura!

Riprendo il versetto degli ebrei … della Lettera agli Ebrei: “non gettate via la vostra franchezza, non gettate via questo dono dello Spirito Santo”, la missione nasce proprio da qui: da questo dono che ci fa coraggiosi, franchi … nell’annuncio della parola.

Il Signore ci aiuti sempre a essere così, coraggiosi: questo non vuol dire imprudenti, no, no: coraggiosi!

Il coraggio Cristiano è sempre prudente, ma è coraggio! 

Le persone che non possono fare la comunione fanno adesso la comunione Spirituale:

Ai Tuoi piedi, o mio Gesù, mi prostro
e Ti offro il pentimento del mio cuore contrito
che si abissa nel suo nulla e nella Tua santa presenza.

Ti adoro nel Sacramento del Tuo amore, l’ineffabile Eucaristia.

Desidero riceverTi nella povera dimora che Ti offre il mio cuore.

In attesa della felicità della comunione sacramentale,
voglio possederTi in spirito.

Vieni a me, Gesù, che io vengo da Te.
Possa il Tuo amore infiammare tutto il mio essere

per la vita e per la morte.
Credo in Te, spero in Te, Ti amo.

Così sia.

Nella Chiesa, con i sacramenti, con il Santo Popolo Fedele di Dio

Carissimi,
oggi il Santo Padre ha rivolo un pensiero alla Chiesa di questi tempi, mettendo bene in luce il rischio che si corre di rendere questa situazione di “comunione spirituale” quale normale, riconoscendo di aver avuto un ammonimento in tal senso da un Vescovo, e sottolineando quella che è la vera immagine della Chiesa: con i sacramenti, con il Santo Popolo di Dio.

Come al solito segue la mia trascrizione della monizione introduttiva, che di solito più che altro è un’orazione per una ben determinata categoria di persone fatta prima dell’inizio della liturgia, il riferimento alle letture del giorno, la trascrizione dell’omelia del Santo Padre, il testo della preghiera per la comunione spirituale.

17 Aprile 2020
Ave Maria!
Marco.

Il Santo Padre, all’inizio della celebrazione, rivolge quasi sempre una preghiera ad una ben determinata categoria di persone.

Io vorrei che oggi pregassimo per le donne che sono in attesa, le donne incinte che diventeranno mamme e sono inquiete, si preoccupano.

Un domanda: in quale mondo vivrà mio figlio?

Preghiamo per loro, perché il Signore gli dia coraggio di portare avanti questi figli, con la fiducia che sarà certamente un mondo diverso, ma sempre sarà un mondo che il Signore amerà tanto.

Antifona d’Ingresso

Il Signore, ha liberato il suo popolo
e gli ha dato speranza;
i suoi nemici li ha sommersi nel mare.
Alleluia.

Colletta

Dio onnipotente ed eterno, che nella Pasqua del tuo Figlio hai offerto agli uomini il patto della riconciliazione e della pace, donaci di testimoniare nella vita il mistero che celebriamo nella fede. Per il nostro Signore…

LettureAt 4, 1-12; Sal.117; Gv 21 1-14.

I discepoli erano pescatori: Gesù li aveva chiamati proprio nel lavoro.

Andrea e Pietro erano … lavorando con le reti: lasciarono le reti e seguirono Gesù; Giovanni e Giacomo lo stesso, lasciarono il padre, i ragazzi che lavoravano con loro, e seguirono Gesù: la chiamata è stata proprio nel loro mestiere, di pescatori.

In questo passo del Vangelo di oggi, questo miracolo della pesca miracolosa, ci fa pensare all’altra pesca miracolosa, quella che racconta Luca, nel capitolo IV credo: anche lì è successo lo stesso, hanno avuto una pesca quando loro pensavano di non averne, dopo la predica Gesù ha adesso “ma prendete il largo”;” ma … abbiamo lavorato tutta, tutta la notte, e non abbiamo preso nulla …”

«Andate»!

“Fidato nella tua parola”, disse Pietro, “getterò le reti”, e li era tanta la quantità – dice il Vangelo – che … furono presi da stupore, di quel miracolo.

Oggi in quest’altra pesca non si parla di stupore, si vede una certa naturalità, si vede che c’è stato un progresso, un cammino, andato nella conoscenza del Signore, nella intimità col Signore …

Io dirò la parola giusta: nella familiarità con il Signore.

Quando Giovanni vide questo, disse a Pietro «è il Signore», e Pietro si strinse le vesti e si gettò in acqua per andare dal Signore; la prima volta si è inginocchiato davanti e «allontanati da me Signore, che sono un peccatore», questa volta non dice nulla, era più naturale: nessuno domandava “chi sei?”, sapevano che era il Signore, era naturale l’incontro con il Signore, la familiarità degli Apostoli con il Signore era cresciuta.

Anche noi cristiani, nel nostro cammino di vita, siamo in questo stato di camminare, di progredire nella familiarità col Signore, il Signore – potrei dire – un po’ alla mano, ma alla mano perché è con noi, cammina con noi, conosciamo che è Lui, nessuno gli domando, qui, “chi sei?”, sapevano che era il Signore: una familiarità quotidiana con il Signore è quella del cristiano, e sicuramente hanno fatto la colazione insieme, col pesce, il pane, sicuramente hanno parlato di tante cose, con naturalità.

Questa familiarità col Signore, dei Cristiani, è sempre comunitaria: sì, è intima, è personale, ma in comunità, una familiarità senza comunità, una familiarità senza il pane, una familiarità senza la Chiesa, senza il popolo, senza i sacramenti, è pericolosa, puoi diventare una familiarità – diciamo – gnostica, una familiarità per me soltanto, staccata dal popolo di Dio.

La familiarità degli Apostoli con il Signore sempre era comunitaria, sempre era a tavola, segno della comunità, sempre là col Sacramento, col pane.

Dico questo perché qualcuno mi ha fatto riflettere sul pericolo che questo momento che stiamo vivendo, questa pandemia, che ha fatto che tutti ci comunicassimo anche religiosamente, per i mezzi di comunicazione, anche questa Messa siamo tutti comunicati, ma non insieme, spiritualmente insieme: il popolo è piccolo.

C’è un grande popolo, stiamo insieme, ma non insieme.

Anche il Sacramento … voi riceverete l’Eucarestia, ma la gente che è collegata con noi, soltanto la comunione spirituale, e questa non è la Chiesa: questa è una chiesa di … di una situazione difficile, che il Signore la permette, ma l’ideale della Chiesa sempre è col popolo e con i sacramenti, sempre.

Prima della Pasqua, quando è uscita la notizia che io avrei celebrato la Pasqua in San Pietro vuoto, mi scrisse un vescovo, un bravo vescovo, bravo … eh, mi ha rimproverato: “ma come mai? Così grande San Pietro, perché non metti 30 persone, almeno perché si veda gente … non sarà pericolo?”.

E Io pensai … “ma … questo che ha nella testa per dirmi questo, no, io non capì nel momento, ma (sic)come è un bravo vescovo, molto vicino al popolo … ma qualcosa ci …. qualcosa vorrà dirmi: quando lo troverò, gli domanderò.”

Poi ho capito: lui mi diceva “stia attento di non viralizzare la Chiesa, di non viralizzare i Sacramenti, di non di viralizzare il Popolo di Dio.

La Chiesa, i Sacramenti, il Popolo di Dio sono concreti: è vero che in questo momento dobbiamo fare questa familiarità con il Signore in questo modo, ma per uscire dal tunnel non, per rimanerci: e questa è la familiarità degli Apostoli, non gnostica, non viralizzata, non egoistica per ognuno di loro, sino alla familiarità concreta, nel popolo, la familiarità col Signore nella vita quotidiana, la familiarità col Signore nei Sacramenti, in mezzo al popolo di Dio: loro hanno fatto un cammino di maturità nella familiarità col Signore.

Impariamo noi a farlo pure: dal primo momento questi hanno capito che quella familiarità era diversa da quello che immaginavano, e sono arrivati a questo; sapevano che era il Signore, e condividevano tutto: la comunità, i Sacramenti, il Signore, la Pace, la festa.

Che il Signore ci insegni questa intimità con Lui, questa familiarità con Lui, ma nella Chiesa, con i Sacramenti, con il Santo Popolo Fedele di Dio.

Le persone che non possono comunicarsi, fanno adesso la comunione Spirituale.

Ai Tuoi piedi, o mio Gesù, mi prostro
e Ti offro il pentimento del mio cuore contrito
che si abissa nel suo nulla e nella Tua Santa Presenza.

Ti adoro nel Sacramento del Tuo amore, l’ineffabile Eucaristia.

Desidero riceverTi nella povera dimora che Ti offre il mio cuore,
e in attesa della felicità della comunione sacramentale,
voglio possederTi in spirito.

Vieni a me, o Gesù, che io vengo da Te.
Possa il Tuo amore infiammare tutto il mio essere

per la vita e per la morte.
Credo in Te, spero in Te, Ti amo.

La fedeltà di Dio è Festa

Carissimi,
oggi il Santo Padre rivolge il suo pensiero in particolare agli anziani, ricordandoci che sono le nostre radici e che ci hanno tramandato non solo la fede: fa riferimento in particolare a quel “senso di appartenenza ad una patria” che stiamo inesorabilmente perdendo; nell’omelia prosegue la sua riflessione sulla fedeltà di Dio e sulla fedeltà dell’uomo come risposta a questa fedeltà.

Seguono come al solito la trascrizione della sua monizione introduttiva, il riferimento alle letture, la trascrizione dell’omelia ed il testo della preghiera per la comunione spirituale.

Non sempre la trascrizione che ne fa il Vaticano arriva di mattina presto, ed in alcuni casi, come oggi ad esempio, questo documento vi raggiunge prima: penso di continuare così fino a Pentecoste, ma non penso di proseguire oltre, a meno che non si presenti qualche volontario …

Terni 15 Aprile 2020
Ave Maria!
Marco.

Preghiamo oggi per gli anziani, specialmente per coloro che sono isolati, o nelle case di riposo: loro hanno paura, paura di morire da soli, sentono questa pandemia come una cosa aggressiva per loro; loro sono le nostre radici, la nostra storia; loro ci hanno dato la Fede e la tradizione, il senso di appartenenza a una patria.

Preghiamo per loro, perché il Signore gli sia vicino in questo momento.

Ottava di Pasqua

Antifona d’Ingresso

Venite, benedetti del Padre mio,
prendete possesso del regno
preparato per voi fin dall’origine del mondo.
Alleluia.

Colletta

O Dio, che nella liturgia pasquale ci dai la gioia di rivivere ogni anno la risurrezione del Signore, fa’ che l’esultanza di questi giorni raggiunga la sua pienezza nella Pasqua del cielo. Per il nostro Signore…

LettureAt 3, 1-10; Sal.104; Lc 24, 13-35.

Ieri abbiamo riflettuto su Maria di Magdala come icona della fedeltà, fedeltà a Dio.

Ma com è questa fedeltà Dio? A quale Dio?

Proprio al Dio Fedele: la nostra fedeltà non è un’altra cosa che una risposta alla fedeltà di Dio, Dio che è fedele alla sua parola, che è fedele alla sua promessa, che cammina col suo popolo, portando avanti la promessa vicino al suo popolo, fedele alla promessa.

Dio, che continuamente si fa sentire come Salvatore del Popolo, perché fedele alla promessa; Dio che è capace di rifare le cose, di ri-creare, che … come ha fatto con questo storpio dalla nascita, a cui ha ri-creato i piedi, lo ha fatto guarire: il Dio che guarisce, il Dio che sempre porta una consolazione al suo popolo.

Il Dio che ri-crea, una ri-creazione nuova: questa è la sua fedeltà con noi, una ri-creazione che è più meravigliosa che la creazione, un Dio che va avanti, e che non si stanca di lavorare, diciamo lavorare … “ad instar laborantis” come dicono i teologi, per portare avanti il popolo e … non ha paura di “stancarsi” – diciamo così – come quel pastore che … quando rientra a casa se ne accorge che … gli manca una pecora, e va, torna, (a) cercare la pecora che si è perduta lì, il pastore che fa gli straordinari, ma per amore, per fedeltà; e il nostro è un Dio che fa degli straordinari, ma non a pagamento: gratuitamente, è la fedeltà della gratuità, dell’abbondanza; è la fedeltà di quel padre che è capace di salire tante volte sul terrazzo per vedere se torna il figlio: non si stanca di salire, l’aspetta per fare festa.

La fedeltà di Dio è festa, è gioia, è una gioia tale che ci fa fare come ha fatto questo storpio: entrò al tempio camminando, saltando e lodando Dio.

La fedeltà di Dio, è festa, è festa gratuita, è festa per tutti.

La fedeltà di Dio è una fedeltà paziente: ha pazienza del suo popolo, li ascolta, li guida, gli spiega lentamente e gli riscalda il cuore, come ha fatto con questi due discepoli che andavano lontano da Gerusalemme, scalda il cuore perché tornassero, a casa.

La fedeltà di Dio è … quello che – non sappiamo cosa è successo in quel dialogo – ma il Dio generoso, che ha cercato Pietro, che lo aveva rinnegato, che aveva rinnegato.

soltanto sappiamo che il Signore è risorto ed è apparso a Simone: cosa è successo in quel dialogo non lo sappiamo, ma sì, sappiamo che era la fedeltà di Dio a cercare Pietro.

La fedeltà di Dio sempre ci precede, e la nostra fedeltà sempre è risposta a quella fedeltà che ci precede: è il Dio che ci precede sempre; è il fiore del mandorlo in primavera: fiorisce per primo.

Essere fedeli e … lodare questa fedeltà: è una risposta a questa fedeltà.

Per Cristo, con Cristo e in Cristo
a Te, Dio Padre Onnipotente, nell’unità dello Spirito Santo,
ogni onore e gloria, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

Le persone che non possono fare la comunione, faranno adesso la comunione spirituale:

Gesù mio,
credo che sei realmente presente nel Santissimo Sacramento dell’altare.
Ti amo sopra ogni cosa e Ti desidero nell’anima mia.

Poiché ora non posso riceverti sacramentalmente,
vieni almeno spiritualmente nel mio cuore.

Come già venuto, io Ti abbraccio e tutto mi unisco a Te.
Non permettere che mi abbia mai a separare da Te.

Convertitevi, tornate alla fedeltà

Carissimi,
nel martedì dell’ottava di Pasqua, il Santo Padre proclama un omelia completamente incentrata sul tema della fedeltà, sottolineando il fatto che il convertirsi, il cambiare vita, implica il ritorno alla fedeltà al Signore e vi coincide.

Seguono come al solito la trascrizione della monizione introduttiva, il riferimento alle letture del giorno, la trascrizione dell’omelia del Santo Padre ed il testo della preghiera per la comunione spirituale.

Aggiungo però oggi delle mie considerazioni personali, rivolte in particolare a tutti i fedeli della Regina della Pace: ho iniziato a fare questo “ministero” il 9 Marzo, ormai da più di un mese, principalmente a titolo personale e per cercare di mantenermi fedele alla mia regola … frequentando la Santa Messa quotidianamente ormai dal 2002, per me si tratta di un alimento insostituibile.

Devo però testimoniarvi che in questo modo ho “riscoperto” la figura del Santo Padre, e di quanto sia veramente il mio Papa … cosa che la quantità inverosimile di critiche che riceve, e da me indirettamente percepite attraverso la stampa, si era decisamente affievolita.

E ancora di più: sono sempre più convinto che chi vive Medjugorje pensando che li c’è il massimo dei massimi, le migliori omelie del mondo, le migliori adorazioni del mondo, è caduto in una grandissima tentazione.

Si, Medjugorje è ancora un luogo unico al mondo e probabilmente vi rimarrà ancora per un po’, se non per sempre, ma da Medjugorje la Gospa ci ha sempre invitato a tornare alla Chiesa, e chi in questi giorni preferisce SEMPRE la “Messa di Medjugorje” alla “Messa del Santo Padre”, si perde tesori incalcolabili, perché vi assicuro che in questi giorni il Santo Padre è più ispirato del solito, specie in tutte quelle occasioni che non è vincolato dalla lettura di un messaggio su carta, prassi praticamente indispensabile in tutti i casi in cui il suo messaggio deve essere tradotto nelle principali lingue del mondo.

14 Aprile 2020
Ave Maria!
Marco.

Preghiamo perché il Signore ci dia la “Grazia dell’unità fra noi”: che la difficoltà di questo tempo ci faccia scoprire la comunione fra noi, l’unità, che sempre è superiore a ogni divisione. 

Ottava di Pasqua

Antifona d’Ingresso

Il Signore li ha dissetati
con l’acqua della sapienza;
li fortificherà e li proteggerà sempre,
darà loro una gloria eterna.
Alleuia.

Colletta

O Dio, che nei sacramenti pasquali hai dato al tuo popolo la salvezza, effondi su di noi l’abbondanza dei tuoi doni, perché raggiungiamo il bene della perfetta libertà e abbiamo in cielo quella gioia che ora pregustiamo sulla terra. Per il nostro Signore…

LettureAt 2, 36-41; Sal.32; Gv 20, 11-18.

La predicazione di Pietro, il giorno di Pentecoste, fa trafiggere il cuore della gente: quello «che voi avete crocifisso» è risorto!All’udire queste cose si sentirono trafiggere il cuore e dissero a Pietro e agli altri apostoli: «Che cosa dobbiamo fare?».

E Pietro è chiaro: «Convertitevi!»
Convertitevi: cambiare vita.

Voi che avete ricevuto la promessa di Dio, e voi che vi siete allontanati dalla legge di Dio, tra tante cose vostri, tra idoli … tante cose … convertitevi, tornate alla fedeltà!

Convertirsi è questo: tornare ad essere fedeli.

La fedeltà: quell’atteggiamento umano che non è tanto comune nella vita della gente, nella nostra vita: sempre ci sono delle attenzioni che attirano l’attenzione e … tante volte noi vogliamo andare dietro queste “illusioni”

La fedeltà, nei tempi buoni e nei tempi brutti.

C’è un passo del secondo libro delle cronache che a me colpisce tanto: è nel capitolo dodicesimo, all’inizio (2Cr 12,1): quando il regno fu consolidato, dice, quando il regno fu consolidato il re Roboamo si sentì sicuro e si allontanò dalla legge del Signore, e tutto Israele lo seguì; così dice la Bibbia, è un fatto storico, ma è un fatto universale: tante volte quando noi ci sentiamo sicuri cominciamo a fare i nostri progetti e ci allontaniamo lentamente dal Signore, non rimaniamo nella fedeltà; e la sicurezza mia non è quella che mi dà il Signore, è un idolo: è questo che è accaduto a Roboamo e al popolo di Israele, si sentì sicuro, il regno consolidato … e … si allontano dalla legge, incominciò a dare culto agli idoli.

Sì possiamo dire “no, padre, io no non mi inginocchio davanti agli idoli”; no, forse non ti inginocchi, ma che tu li cerchi, e tante volte nel tuo cuore adori gli idoli è vero, tante volte!

La propria sicurezza apre la porta agli idoli.

Ma è cattiva la propria sicurezza? no, è una Grazia: essere sicuro … ma essere sicuro anche che il Signore è con me; ma quando c’è la sicurezza e io al centro, e mi allontano dal Signore come il re Roboamo, divengo infedele!

E’ tanto difficile conservare la fedeltà: tutta la storia di Israele, e poi tutta la storia della Chiesa è piena di infedeltà, piena; piena di egoismi, di proprie sicurezze, che fanno che il popolo di Dio si allontani dal Signore, perda quella fedeltà, la Grazia della fedeltà.

E anche fra noi, fra le persone, la fedeltà non è una virtù a buon mercato, certamente: uno non è fedele all’altro, all’altro: convertitevi, tornate alla fedeltà al Signore

… e nel Vangelo, l’icona della fedeltà, quella donna fedele, che non aveva dimenticato mai tutto quello che il Signore aveva fatto per lei: era lì, fedele, davanti all’impossibile, davanti alla tragedia, una fedeltà che la fa anche pensare che è capace di portare il corpo, tutto, un’altra volta; una donna debole, ma fedele; l’icona della fedeltà di questa Maria di Magdala, apostola degli Apostoli.

Chiediamo oggi al Signore la Grazia della fedeltà, per ringraziare quando lui ci dà sicurezze, ma mai pensare che sono le mie sicurezze: è sempre guardare oltre le proprie sicurezze; la grazia di essere fedeli, anche davanti ai Sepolcri, davanti al crollo di tante illusioni.

La fedeltà, che rimane sempre, ma non è facile mantenerla: che sia Lui, il Signore a custodirla.

Santifica questi doni …
Questo è il mio corpo, offerto in sacrificio per voi
Questo è il calice del mio Sangue, per la nuova ed eterna allenza
Padre Nostro, che sei nei cieli …

Le persone che non possono comunicarsi adesso fanno la comunione spirituale:

Ai Tuoi piedi, o mio Gesù, mi prostro
e Ti offro il pentimento del mio cuore contrito
che si abissa nel suo nulla e nella Tua santa presenza.

Ti adoro nel Sacramento del Tuo amore, l’ineffabile Eucaristia.

Desidero riceverTi nella povera dimora che Ti offre il mio cuore.

In attesa della felicità della comunione sacramentale,
voglio possederTi in spirito.

Vieni a me, Gesù, che io vengo da Te.
Possa il Tuo amore infiammare tutto il mio essere

per la vita e per la morte.
Credo in Te, spero in Te, Ti amo.

Così sia.

Rendiamo Grazie a Dio, Alleluia! Alleluia!

Regina Coeli, Laetare, Alleluia …

Il Signore Dio e il signore denaro

Carissimi,
con il Lunedì dell’angelo le celebrazioni del Santo Padre sono tornate nel loro luogo consueto della cappella di Casa Santa Marta, da dove oggi il Papa ha iniziato a pronunciare parole e pensieri rivolti al “dopo”, e quindi a comunicare una certa speranza, come se fosse certo che la giornata di Pasqua abbia segnato veramente una svolta anche nella contingenza che stiamo vivendo.

Seguono come ormai consueto la trascrizione della monizione introduttiva, il riferimento alle letture, la trascrizione dell’omelia ed il testo per la comunione spirituale.

Terni 13 Aprile 2020
Ave Maria!
Marco.

Il Santo Padre proclama la sua monizione introduttiva

Preghiamo oggi per i governanti, gli scienziati, i politici che hanno incominciato a studiare la via d’uscita, il dopo-pandemia, questo “dopo” che è già incominciato: perché trovino la strada giusta, sempre in favore della gente, sempre in favore dei popoli.

Lunedì dell’Angelo

Antifona d’Ingresso

Il Signore vi ha introdotto in una terra
dove scorre latte e miele;
la legge del Signore
sia sempre sulla vostra bocca.
Alleluia.

LettureAt 2, 14. 22-32; Sal.15; Mt 28, 8-15.

Il Vangelo di oggi ci presenta un’opzione, un’opzione di tutti i giorni, un’opzione umana, ma … che … regge da quel giorno: l’opzione fra la gioia, la speranza della resurrezione di Gesù, e la nostalgia del sepolcro.

Le donne vanno avanti a portare l’annuncio: sempre Dio incomincia con le donne, sempre.

Aprono strade; non dubitano: sanno; lo hanno visto, lo hanno toccato; hanno anche visto il sepolcro vuoto.

È vero che i discepoli non potevano crederlo e hanno detto: “Ma queste donne forse sono un po’ troppo fantasiose” … non so, e avevano i loro dubbi.; ma loro erano sicure, e loro alla fine hanno portato avanti questa strada fino al giorno d’oggi: Gesù è risorto, è vivo tra noi.

E poi c’è l’altro: è meglio non vivere, con il sepolcro vuoto, tanti problemi ci porterà, questo sepolcro vuoto.

E la decisione di nascondere il fatto; è come sempre: quando non serviamo Dio, il Signore, serviamo l’altro dio, il denaro.

Ricordiamo quello che Gesù ha detto: “sono due signori”, il Signore Dio e il signore denaro.

Non si può servire ambedue. E per uscire da questa evidenza, da questa realtà, i sacerdoti, i dottori della Legge hanno scelto l’altra strada, quella che offriva loro il dio denaro e hanno pagato, hanno pagato il silenzio, il silenzio dei testimoni.

Una delle guardie … una delle guardie aveva confessato, appena morto Gesù: “Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!” ; questi “poveretti” non capiscono, hanno paura perché ne va della vita li, no? … e sono andati dai sacerdoti, dai dottori della legge: e loro hanno pagato, hanno pagato il silenzio, e questo, cari fratelli e sorelle, non è una tangente, questa è corruzione pura, corruzione allo stato puro.

Se tu non confessi “Gesù Cristo il Signore”, pensa perché, dove c’è il sigillo del tuo sepolcro, dove c’è la corruzione: è vero che tanta gente non confessa Gesù perché non lo conosce, perché noi non lo abbiamo annunciato con coerenza, e questo è colpa nostra; ma quando davanti alle evidenze si prende questa strada, è la strada del diavolo, è la strada della corruzione: si paga, e stai zitto.

Anche oggi, davanti alla prossima – speriamo che sia presto – prossima fine di questa pandemia, c’è la stessa opzione: o la nostra scommessa sarà per la vita, per la resurrezione dei popoli o sarà per il “dio denaro”; tornare al sepolcro della fame, della schiavitù, delle guerre, delle fabbriche delle armi, dei bambini senza educazione … lì c’è il sepolcro.

Il Signore, sia nella nostra vita personale, sia nella nostra vita sociale, (e) sempre ci aiuti a scegliere l’annuncio: l’annuncio che è orizzonte, è aperto, sempre; ci porti a scegliere il bene della gente … e mai (a) cadere nel sepolcro del “dio denaro”.

il Santo Padre si comunica al Corpo e al Sangue

Le persone che non hanno adesso la possibilità di comunicarsi, fanno la comunione spirituale:

Gesù mio,
credo che sei realmente presente nel Santissimo Sacramento dell’altare.
Ti amo sopra ogni cosa e Ti desidero nell’anima mia.
Poiché ora non posso riceverti sacramentalmente,
vieni almeno spiritualmente nel mio cuore.
Come già venuto, io Ti abbraccio e tutto mi unisco a Te.
Non permettere che mi abbia mai a separare da Te.

Anche noi, dopo questi giorni che speriamo brevi, risorgeremo

Carissimi,
ieri in occasione della celebrazione per il Venerdì Santo, il Santo Padre Francesco non ha proclamato una sua omelia, ma ha “lasciato la parola” a Padre Raniero Cantalamessa, che non ha bisogno di presentazione alcuna (per chi non lo conoscesse, basta seguire il link relativo al suo nome), e che lo stesso Santo Padre ha ascoltato con profondità.

Ho quindi trascritto il discorso di Padre Raniero, e realizzato una serie di “fermi immagine” per documentare la singolare ed irripetibile liturgia, per chi non avesse avuto modo di seguirla e non ha tempo di rivederla.

Il mio consiglio è di non farvi prendere dai “commenti” che vari articoli hanno già fatto di questa formidabile catechesi, ma di leggerla parola per parola, se proprio non avete tempo di riascoltarla.

Il testo della trascrizione lo trovate dopo le prime foto, mentre il link al video riguarda tutta la liturgia, ma è configurato in modo tale da “puntare” direttamente al momento dell’inizio dell’omelia.

Vi auguro di tutto cuore di vivere il silenzio del Sabato Santo con Pace.

11 Aprile 2020, Sabato Santo
Ave Maria!
Marco.

Il Santo Padre si prostra in silenzio
Il crocifisso, coperto da tre drappi rossi.
Vista dall’alto sull’Altare Maggiore spoglio,
e sull’Altare della Cattedra
utilizzato in questi giorni per tutte le celebrazioni del Santo Padre

Le letture del giorno: Is 52, 13 – 53, 12; Sal.30; Eb 4, 14-16; 5, 7-9; Gv 18, 1 -19, 42.

Un lettore proclama l’epistola
Vista dell’altare della Cattedra all’inizio della lettura del Passio
Lettura del Passio
e, chinato il capo, consegnò lo spirito

San Gregorio Magno diceva che la scrittura “cresce con coloro che la leggono”: cum legentibus crescit; esprime significati sempre nuovi a seconda delle domande che l’uomo porta in cuore nel leggerla, e noi quest’anno leggiamo il racconto della passione con una domanda, anzi con un grido, che si leva da tutta la terra, e dobbiamo cercare di cogliere la risposta che la parola di Dio dà a questo grido.

Quello che abbiamo appena riascoltato è il racconto del male oggettivamente più grande mai commesso sulla terra; noi possiamo guardare ad esso da due angolature diverse: o di fronte, o di dietro; cioè, o dalle sue cause, o dai suoi effetti.

Se ci fermiamo alle cause storiche della morte di Cristo ci confondiamo, e ognuno sarà tentato di dire come Pilato “io sono innocente del sangue di costui” (Mt 27,24).

La croce si comprende meglio dai suoi effetti che non dalle sue cause, e quali sono stati gli effetti della morte di Cristo? Paolo ce lo dice: «Resi giusti per la fede, riconciliati e in pace con Dio, ricolmi di speranza di una vita eterna» (Rm 5,1-2).

Ma c’è un effetto che la situazione in atto ci aiuta a cogliere in particolare: la croce di Cristo ha cambiato il senso del dolore e della sofferenza umana, di ogni sofferenza, fisica e morale; essa non è più un castigo, una maledizione: è stata “redenta”, in radice, da quando il figlio di Dio l’ha presa su di sé.

Padre Raniero mentre predica dall’ambone di San Pietro

Qual è la prova più sicura che la bevanda che qualcuno ti porge non è avvelenata? E’ se lui beve davanti a te dalla stessa coppa: così ha fatto Dio! Sulla croce ha bevuto, al cospetto del mondo, il calice del dolore fino alla feccia, e ha mostrato così che esso non è avvelenato, ma che c’è una perla in fondo a questo calice, e non solo il dolore di chi ha fede, ma ogni dolore umano.

Egli è morto per tutti: quando sarò elevato da terra – aveva detto – attirerò tutti a me, tutti, non solo alcuni!

Soffrire, scriveva San Giovanni Paolo II dopo il suo attentato, significa diventare particolarmente suscettibili, particolarmente sensibili all’opera delle forze salvifiche di Dio offerte all’umanità di Cristo (Lettera Apostolica “Salvifici Doloris“, 1984)

Grazie alla croce di Cristo la sofferenza è diventata anch’essa, a modo suo, una specie di “Sacramento universale di salvezza”, per il genere umano.

Qual è la luce che tutto questo getta sulla situazione drammatica che il mondo sta vivendo? Anche qui, più che alle cause, dobbiamo guardare agli effetti: non solo quelli negativi, che ascoltiamo ogni giorno, ma anche quelli positivi, che solo un osservazione più attenta, in un ambiente come questo, ci aiuta a cogliere.

La pandemia del coronavirus ci ha bruscamente risvegliati dal pericolo maggiore che hanno sempre corso gli individui e l’umanità: quello dell’illusione di onnipotenza.

Abbiamo l’occasione, ha scritto un noto rabbino ebreo in questi giorni, di celebrare quest’anno uno speciale esodo Pasquale, quello dall’esilio della coscienza: è bastato il più piccolo è informe elemento della natura, un virus, a ricordarci che siamo mortali, che la potenza militare e la tecnologia non bastano a salvarci: l’uomo nella prosperità non comprende, dice un salmo eco Mari che periscono quanta verità in queste parole!

Il Santo Padre segue con interesse la predicazione di Padre Raniero

Mentre affrescava la cattedrale di San Paolo a Londra il pittore James Tornhill a un certo punto fu preso da tanto entusiasmo per il suo affresco che, retrocedendo per vederlo meglio, non si accorgeva che stava per precipitare nel vuoto dall’impalcatura; un’assistente, inorridito, capì che un grido di richiamo avrebbe solo accelerato il disastro: senza pensarci due volte intinse un pennello nel colore e lo scaraventò in mezzo all’affresco.

Il maestro, esterrefatto, diede un balzo in avanti: la sua opera era compromessa, ma lui era salvo!

Così fa volte Dio con noi: sconvolge i nostri progetti e la nostra “quiete” per salvarci dal baratro che non vediamo; ma attenti a non ingannarci: non è Dio che con il coronavirus ha scaraventato il pennello sull’affresco della nostra orgogliosa civiltà tecnologica: Dio è alleato nostro, non del virus!

«Io ho progetti di pace, non di afflizione» (Ger 29,11) dice Dio nella Bibbia: se questi flagelli fossero castighi di Dio non si spiegherebbe perché essi colpiscono ugualmente “buoni” e “cattivi”, e perché di solito sono i poveri a portarne le conseguenze maggiori.

Sono forse essi più peccatori degli altri? No, colui che un giorno piange per la morte di Lazzaro, piange oggi per il flagello che si è abbattuto sull’umanità: si, Dio soffre, come ogni padre e come ogni madre!

Quando un giorno lo scopriremo, ci vergogneremo di tutte le accuse che gli abbiamo rivolto in vita! Dio partecipa al nostro dolore per superarlo: essendo supremamente buono, ha scritto Sant’Agostino, Dio non permetterebbe mai che un qualsiasi male esistesse nelle sue opere, se non fosse sufficientemente potente e buono da trarre, dal male stesso, il bene!

Forse che Dio Padre ha voluto lui la morte del suo figlio sulla croce, a fine di ricavarne del bene? No: ha semplicemente permesso che la libertà umana facesse il suo corso, facendola servire però al suo piano, non a quello degli uomini.

Questo vale anche per i mali naturali, terremoti ed epidemie: non le suscita Lui.

Egli ha dato anche alla natura una sorta di libertà, qualitativamente diversa certo da quella morale dell’uomo, ma … una forma di libertà.

Libertà di evolversi secondo le leggi del proprio sviluppo: non ha creato il mondo come un orologio, programmato in anticipo in tutti i suoi movimenti; è quello che alcuni chiamano il “caso”, ma che la Bibbia chiama la “Sapienza creatrice di Dio”.

L’altro frutto positivo della presente crisi sanitaria è il sentimento di solidarietà: quando mai, a memoria d’uomo, gli uomini di tutte le nazioni si sono sentiti così uniti, così uguali, così poco litigiosi, come in questo momento di dolore?

Mai come ora abbiamo sentito la verità di quel grido di un nostro grande poeta italiano: “Uomini, pace! Sulla prona terra troppo è il mistero.”

Ci siamo dimenticati dei muri da costruire, il virus non conosce frontiere: in un attimo ha battuto tutte le barriere e le distinzioni, di razza, di religione, di ricchezza e di potere.

Non dobbiamo tornare indietro quando sarà passato questo momento: come ci ha esortato il Santo Padre, non dobbiamo sciupare questa occasione! Non facciamo che tanto dolore, tanti morti, tanto eroico impegno da parte degli operatori sanitari siano stati … invano!

È questa la “recessione” di cui dobbiamo più avere paura: «spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci, una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra» (Is 2,4): è il momento di realizzare qualcosa di questa profezia di Isaia, di cui da sempre l’umanità attende il compimento.

Diciamo basta alla tragica corsa verso gli armamenti: gridatelo con tutta la forza, voi giovani, perché è soprattutto il vostro destino che si gioca!

Destiniamo le sconfinate risorse impiegate per gli armamenti agli scopi di cui in queste situazioni vediamo l’urgenza: la salute, l’igiene, l’alimentazione, la lotta alla povertà, la cura del Creato.

Lasciamo alla generazione che verrà un mondo – se necessario – più povero di cose di denaro, ma più ricco di umanità.

La parola di Dio ci dice qual è la prima cosa che dobbiamo fare in momenti come questi: gridare a Dio!

E’ lui stesso che mette sulle labbra degli uomini le parole da gridare a Lui, a volte parole dure, quasi di accusa: «alzati Signore, vieni in nostro aiuto, salvaci per la tua Misericordia» (Salmo 43,26-27) «destati, non ci respingere per sempre» (Salmo 43,24); «Signore, non ti importa che noi periamo?» (Mc 4,38)

Forse che Dio ama farsi pregare per concedere i suoi benefici? Forse che la nostra preghiera può far cambiare a Dio i suoi piani? No, ma ci sono cose – spiega San Tommaso d’Aquino – che Dio ha deciso di accordarci come frutto insieme della sua Grazia e della nostra preghiera, quasi per condividere con le sue creature il merito del beneficio accordato: è Lui che ci spinge a farlo, «chiedete e otterrete, bussate e vi sarà aperto» (Mt 7,7)

Quando nel deserto gli ebrei erano morsi dai serpenti velenosi (Numeri 21,6), Dio ordino a Mosè di elevare su un palo un serpente di bronzo, e chi lo guardava non moriva.

Gesù si è “appropriato” di questo simbolo: come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il figlio dell’uomo, perché chiunque crede in Lui abbia la vita eterna.

Anche noi, in questo momento, siamo morsi da un invisibile (e) velenosissimo serpente: guardiamo a Lui che è stato innalzato per noi sulla croce, adoriamolo in questa Basilica vuota, per noi e per tutto il genere umano: chi lo guarda con fede non muore, e se muore sarà per entrare in una vita eterna.

«Dopo tre giorni risorgerò», aveva predetto Gesù! (Mt 26,63)

Anche noi, dopo questi giorni che speriamo brevi, risorgeremo, e usciremo dai sepolcri che sono diventate le nostre case, non per tornare però alla vita di prima come Lazzaro, ma per una vita nuova, come Gesù: una vita più fraterna, più umana, più Cristiana.

Il Papa prega in silenzio ai piedi del Crocifisso
Il Santo Padre bacia la Croce
Il Santo Padre offre simbolicamente la Croce alla Venerazione del Popolo,
che in questa circostanza non può venire a baciarla.
L’eucarestia viene portata dal tabernacolo all’altare per la comunione
Pater Noster
… o Signore, non son degno …
Scenda, o Padre, la tua benedizione su questo popolo
che ha commemorato la morte del tuo figlio nella speranza di risorgere con lui;
venga il perdono e la consolazione, si accresca la fede,
si rafforzi la certezza nella redenzione eterna.

… e l’assemblea si scioglie in silenzio.

Gesù vi vuole bene: soltanto chiede che voi vi lasciate lavare i piedi.

Carissimi,
in questa messa in Coena Domini celebrata dal Santo Padre senza alcun concelebrante e in una Basilica di San Pietro surrealmente vuota, il Papa ha rivolto il suo pensiero principalmente ai sacerdoti, nella giornata in cui sono soliti rinnovare le promesse sacerdotali, rammaricandosi di non aver potuto celebrare la Messa Crismale, e augurandosi di poterlo fare prima di Pentecoste.

Segue il riferimento alle letture, il link al libretto per la celebrazione, alcuni “fermi immagine” dalla diretta di vatican.va e la trascrizione della bellissima omelia del Santo Padre, completamente improvvisata con il cuore, che segue il link alla registrazione dell’intera liturgia.

Terni 9 Aprile 2020
Ave Maria!
Marco.

LettureEs 12, 1-8. 11-14; Sal.115; 1 Cor 11, 23-26; Gv 13, 1-15.

La Basilica di San Pietro all’inizio della Celebrazione della Messa
Il Diacono proclama il Vangelo
Il Santo Padre ascolta il Vangelo

L’eucarestia, il servizio, l’unzione: le realtà che oggi viviamo in questa celebrazione, il Signore che … vuole rimanere con noi, nell’Eucarestia; e noi diventiamo sempre “tabernacoli” del Signore: portiamo il Signore con noi al punto che lui stesso ci dice che se non mangiamo il Suo corpo e non beviamo il Suo Sangue non entreremo nel regno dei cieli.

Mistero questo, del pane e del vino, del Signore con noi, in noi, dentro di noi.

Il servizio: quel gesto che è condizione per entrare nel regno dei cieli.

Servire, sì, tutti … ma il Signore, in quello scambio di parole che ha avuto con Pietro gli fa capire che … per entrare nel regno dei cieli dobbiamo lasciare che il Signore ci serva, che sia il Servo di Dio, Servo di noi.

E questo è difficile da capire: se io non lascio che il Signore sia il mio servitore, che il Signore mi lavi, mi faccia crescere, mi perdoni, non entrerò nel regno dei cieli: è il sacerdozio.

Oggi vorrei essere vicino ai sacerdoti, i sacerdoti tutti, dal più recente ordinato fino al papa: tutti siamo sacerdoti, i vescovi … tutti! Siamo unti, unti dal Signore, unti per fare l’Eucarestia, unti per servire.

Oggi non c’è la messa crismale, spero che possiamo averla prima di Pentecoste, al contrario dobbiamo rimandarla all’anno prossimo, ma non posso lasciar passare questa messa senza ricordare i sacerdoti: sacerdoti che offrono la vita per il Signore, sacerdoti che sono dei servitori.

In questi giorni (ne) sono morti più di 60 qui in Italia: l’attenzione dei malati, negli ospedali, anche con i medici, infermieri e infermiere, sono i “santi della porta accanto“.

Sacerdoti che … servendo hanno dato la vita, e io penso a coloro che sono lontani: oggi ho ricevuto una lettera di un sacerdote, cappellano di un carcere, lontano … e racconta come vive questa Settimana Santa con i detenuti: un francescano.

Sacerdoti che … “vanno” … lontano per portare il Vangelo e muoiono li.

Mi diceva un vescovo che la prima cosa che lui faceva quando arriva in questi posti di missione, era andare al cimitero, e vedere la tomba dei sacerdoti che hanno lasciato la vita li, giovani, per le “pesti” del posto: non erano preparati, non avevano gli anticorpi per loro, e nessuno sa il nome!

I sacerdoti “anonimi”!

I parroci di campagna, che qui sono parroci di quattro, cinque … sette paesini in montagna e vanno dall’uno all’altro, che conoscono la gente: una volta uno mi diceva che conosceva il nome di tutta la gente dei paesi; “davvero”, gli ho detto io? e lui mi ha detto “anche il nome dei cani”!

Conoscono tutti: la vicinanza sacerdotale, bravi, bravi sacerdoti!

Oggi vi porto nel mio cuore, e vi porto all’altare: sacerdoti calunniati, e tante volte – succede oggi – non posso andare per la strada perché gli dicono delle cose brutte, in riferimento al dramma che abbiamo vissuto con la scoperta dei sacerdoti che hanno fatto cose brutte: alcuni mi dicevano che non possono uscire da casa col il clergyman perché li insultavano, e loro … continuano.

Sacerdoti peccatori, che insieme ai Vescovi peccatori e al Papa peccatore non si dimenticano di chiedere perdono, e imparano a perdonare, perché loro sanno che hanno bisogno di chiedere perdono e di perdonare: tutti siamo peccatori.

Sacerdoti che soffrono una crisi, che non sanno cosa fare, (che) sono nella oscurità.

Oggi tutti voi, fratelli sacerdoti, siete con me, nell’altare: voi consacrati …

Soltanto vi dico una cosa: non siate testardi come Pietro, lasciatevi lavare i piedi, il Signore è il vostro servo, Lui è vicino a voi ,per darvi la forza, per lavarvi i piedi.

E così, con questa coscienza di “necessità di essere lavati” siate grandi perdonatori.

Perdonate: un cuore grande di generosità nel perdono, è la misura con la quale noi saremo misurati; come tu hai perdonato sarai perdonato: la stessa misura.

Non aver paura di perdonare!

Alle volte ci vengono dei dubbi: guardate Cristo, li c’è il perdono di tutti; siate coraggiosi anche nel rischiare per perdonare, per consolare, e se non potete dare un perdono sacramentale in quel momento, almeno dare la consolazione di un fratello che accompagna e lascia la porta aperta, perché torni.

Ringrazio Dio per la grazia del Sacerdozio, tutti noi, e ringrazio Dio per voi, sacerdoti: Gesù vi vuole bene, soltanto chiede che voi vi lasciate lavare i piedi.

Questo è il mio corpo, offerto in sacrificio per voi
… fate questo in memoria di Me.

Lo Sfruttamento Umano è Vendere Il Prossimo

Carissimi,
in questa Settimana Santa cerchiamo di “limitare” le nostre parole, di metterci in ascolto della Parola di Dio e del magistero del Santo Padre, cercando di fuggire la perniciosa tentazione di commentarle entrambe.

Seguono come al solito la trascrizione della monizione introduttiva, il riferimento alle letture, la trascrizione dell’omelia e il testo della preghiera per la comunione spirituale, oltre a qualche fermo-immagine dalla liturgia.

Terni 8 Aprile 2020
Ave Maria!
Marco.

Preghiamo oggi per la gente che in questo tempo di pandemia fa “commercio” con i bisognosi, approfittano della necessità degli altri e li vendono: i mafiosi, gli usurai e tanti … che il Signore tocchi il loro cuore e li converta.

Mercoledì Santo

Antifona d’Ingresso

Nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi
in cielo, in terra e sottoterra,
perché Gesù si è fatto obbediente
fino alla morte, alla morte di croce:
per questo Gesù Cristo è il Signore,
a gloria di Dio Padre.

Colletta

Padre misericordioso, tu hai voluto che il Cristo tuo Figlio subisse per noi il supplizio della croce per liberarci dal potere del nemico; donaci di giungere alla gloria della risurrezione. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo…

(Il) Mercoledì Santo è chiamato anche “mercoledì del tradimento”, il giorno nel quale si sottolinea nella Chiesa il tradimento di Giuda: Giuda vende il Maestro.

Quando noi pensiamo al fatto di vendere gente, viene alla mente il commercio fatto con gli schiavi dall’Africa per portarli in America – è cosa vecchia – poi il commercio, per esempio, delle ragazze yazide vendute a Daesh: ma è cosa lontana, è una cosa …

Anche oggi si vende gente, tutti i giorni!

Ci sono dei “Giuda” che vendono i fratelli e le sorelle: sfruttandoli nel lavoro, non pagando il giusto, non riconoscendo i (propri) doveri … anzi, vendono tante volte le cose più care.

Io penso che per essere più comodo un uomo è capace di allontanare i genitori e non vederli più; metterli al sicuro in una casa di riposo e non andare a trovarli … vende.

C’è un detto molto comune che, parlando di gente così, dice che “questo è capace di vendere la propria madre”: e la vendono, per essere tranquilli; si, allontanati … “Curateli voi …”.

Oggi il commercio umano è come ai primi tempi: si fa.

E questo perché? Perché … Gesù lo ha detto, no?. Lui ha dato al denaro una signoria, Gesù ha detto: “Non si può servire Dio e il denaro” (cf. Lc. 16,13), due signori, è l’unica cosa che Gesù pone all’altezza, e ognuno di noi deve scegliere: o servi Dio, e sarai libero nell’adorazione e nel servizio; o servi il denaro, e sarai schiavo del denaro.

Questa è l’opzione; e tanta gente vuole servire Dio e il denaro, e questo non si può fare: alla fine fanno finta di servire Dio per servire il denaro.

Sono gli sfruttatori nascosti, che sono socialmente impeccabili, ma sotto il tavolo fanno il commercio, anche con la gente, non (gli) importa.

Lo sfruttamento umano è vendere il prossimo.

Giuda se n’è andato, ma ha lasciato dei discepoli, che non sono discepoli di lui, ma del diavolo.

Com’è stata la vita di Giuda, noi non lo sappiamo; un ragazzo normale, forse, e anche con inquietudini, perché il Signore lo ha chiamato ad essere discepolo; lui mai è riuscito ad esserlo: non aveva bocca di discepolo e cuore di discepolo come abbiamo letto nella prima Lettura: era debole, nel discepolato, ma Gesù lo amava … questo vuol dire che era una persona degna.

Poi il Vangelo ci fa capire che … gli piacevano i soldi: a casa di Lazzaro, quando Maria unge i piedi di Gesù con quel profumo così costoso, lui fa la riflessione e Giovanni sottolinea: “Ma non lo dice perché amava i poveri: perché era ladro”, l’amore al denaro lo aveva portato fuori dalle regole, a rubare, e da rubare a tradire c’è un passo, piccolino.

Chi ama troppo i soldi tradisce per averne di più, sempre: è una regola, è un dato di fatto, e Giuda, ragazzo,forse buono, con buone intenzioni, finisce traditore … al punto di andare al mercato a vendere … “Andò dai capi dei sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?»”, direttamente.

A mio avviso, quest’uomo era fuori di sé, e una cosa che a me attira l’attenzione è che Gesù mai gli dice “traditore”, dice che sarà tradito, ma non dice a lui “traditore”, mai lo dice “Vai via, traditore”, Mai! Anzi, gli dice: “Amico”, e lo bacia.

Il mistero di Giuda: com’è il mistero di Giuda? Non so … Don Primo Mazzolari l’ha spiegato meglio di me … Sì, mi consola contemplare quel capitello di Vezelay: come finì Giuda? Non so.

Gesù minaccia forte, qui; minaccia forte: ma “Guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’Uomo viene tradito: meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!”

Ma … questo vuol dire che Giuda è all’Inferno? Non so. Io guardo il capitello. E sento la parola di Gesù: “Amico”.

Ma … questo ci fa pensare a un’altra cosa, che è più reale, più di oggi: il diavolo entrò in Giuda, è stato il diavolo a condurlo a questo punto.

E come finì la storia? Il diavolo è un mal pagatore: non è un pagatore affidabile, ti promette tutto, ti fa vedere tutto e alla fine ti lascia solo nella tua disperazione ad impiccarti.

Il cuore di Giuda, inquieto, tormentato per la cupidigia e tormentato dall’amore a Gesù, un amore che non è riuscito a farsi amore; tormentato con questa nebbia, torna dai sacerdoti chiedendo perdono, chiedendo salvezza.

“Cosa c’entriamo noi? È cosa tua …”: il diavolo parla così, e ci lascia nella disperazione.

Pensiamo a tanti Giuda “istituzionalizzati” in questo mondo, che sfruttano la gente, e pensiamo anche al piccolo Giuda che ognuno di noi ha dentro di sé, all’ora di scegliere fra lealtà o interesse.

Ognuno di noi ha la capacità di tradire, di vendere, di scegliere per il proprio interesse; ognuno di noi ha la possibilità di lasciarsi attirare dall’amore dei soldi, o dei beni, o del benessere futuro.

“Giuda, dove sei?”.

Ma la domanda la faccio a ognuno di noi: “Tu, Giuda, il piccolo Giuda che ho dentro: dove sei?”.

La comunione con il tuo corpo e il tuo sangue, Signore Gesù Cristo,
non diventi per me giudizio di condanna,
ma per tua misericordia sia rimedio e difesa dell’anima e del corpo

Le persone che non possono comunicarsi fanno adesso la comunione spirituale:

Ai Tuoi piedi, o mio Gesù, mi prostro
e Ti offro il pentimento del mio cuore
che si abissa nel suo nulla e nella Tua santa presenza.
Ti adoro nel Sacramento del Tuo amore, l’ineffabile Eucaristia.
Desidero riceverTi nella povera dimora che Ti offre il mio cuore.
In attesa della felicità della comunione sacramentale,

voglio possederTi in spirito.
Vieni a me, Gesù, che io vengo da Te.
Possa il Tuo amore infiammare tutto il mio essere

per la vita e per la morte.
Credo in Te, spero in Te, Ti amo.

Dona ai tuoi fedeli, Dio onnipotente, la certezza di essere rigenerati alla vita eterna nella gloriosa morte del tuo Figlio, che la Chiesa annunzia in questo grande mistero.
Per Cristo nostro Signore.
Ave Regina Caelorum, Ave Domina Angelorum
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20200408-TERNI_LoSfruttamentoUmanoEvendereIlProssimo

Sembrava una sconfitta, ma è il modo di servire.

Carissimi, oggi il Santo Padre ha rivolo il suo pensiero a tutti colo che soffrono una sentenza ingiusta: del resto, chi ha sofferto quella più ingiusta era proprio Gesù, innocente fra gli innocenti e veramente figlio di Dio.

Segue la trascrizione della monizione introduttiva, il riferimento alle letture, la trascrizione dell’omelia ed il testo della preghiera per la comunione spirituale,

Terni 7 Aprile 2020
Ave Maria!
Marco.

In questi giorni di Quaresima abbiamo visto la persecuzione che ha subito Gesù, e come i dottori della legge si sono accaniti contro di lui: è … è stato giudicato sotto accanimento, con accanimento, essendo innocente.
Io vorrei pregare oggi per tutte le persone che soffrono una sentenza ingiusta, per l’accanimento.

Martedì Santo

Antifona d’Ingresso

Non consegnarmi in potere dei miei nemici;
contro di me sono insorti falsi testimoni,
gente che spira violenza.

Atto Penitenziale

LettureIs 49, 1-6; Sal.70; Gv 13, 21-33. 36-38.

La profezia di Isaia che abbiamo ascoltato è … una profezia sul Messia, sul Redentore, ma anche una profezia sul popolo di Israele, sul popolo di Dio, e possiamo dire che può essere una profezia su ognuno di noi.

In sostanza, la profezia sottolinea che il Signore ha eletto il suo servo dal seno materno: per due volte lo dice. Dall’inizio il suo servo è stato eletto, dalla nascita o prima della nascita.

Il popolo di Dio è stato eletto prima della nascita, anche ognuno di noi: nessuno di noi è “caduto” nel mondo per casualità, per caso; ognuno ha un destino, ha un destino libero, il destino dell’elezione di Dio.

Io nasco con il destino di essere figlio di Dio, di essere servo di Dio, con il compito di servire, di costruire, di edificare, e questo dal seno materno.

Il Servo di Jahvè, Gesù, servì fino alla morte: sembrava una sconfitta, ma era il modo di servire, e questo sottolinea il modo di servire che noi dobbiamo prendere nella nostra vita.

Servire è … darsi, darsi agli altri.
Servire è … non pretendere per ognuno di noi qualche beneficio che non sia il servire.

E la gloria? Servire!
E la gloria di Cristo è servire fino ad annientare sé stesso, fino alla morte, morte di Croce (Filippesi 2,8).

Gesù è il servo di Israele; il popolo di Dio è servo, e quando il popolo di Dio si allontana da questo atteggiamento di servire è un popolo apostata: si allontana dalla vocazione che Dio gli ha dato.

E quando ognuno di noi si allontana da questa vocazione di servire, si allontana dall’amore di Dio, ed edifica la sua vita su altri amori, tante volte idolatrici.

Il Signore ci ha eletti dal seno materno.

Ci sono, nella vita, cadute: ognuno di noi è peccatore e può cadere ed è caduto.
Soltanto la Madonna e Gesù (sono senza peccato): tutti gli altri … siamo caduti, siamo peccatori, ma quello che importa è l’atteggiamento davanti al Dio che mi ha eletto, che mi ha unto come servo; è l’atteggiamento di un peccatore che è capace di chiedere perdono, come Pietro, che giura che “no, io mai ti rinnegherò, Signore, mai, mai, mai!”, poi, quando canta il gallo, piange.

Si pente : è questa è la strada del servo … quando scivola, quando cade, chiedere perdono.

Invece, quando il servo non è capace di capire che è caduto, quando la passione lo prende in tal modo che lo porta all’idolatria, apre il cuore a satana, entra nella notte: è quello che è accaduto a Giuda (Mt 27, 3-10).

Pensiamo oggi a Gesù, il servo, fedele nel servizio: la sua vocazione è servire, fino alla morte e morte di Croce.

Pensiamo a ognuno di noi, parte del popolo di Dio: siamo servi, la nostra vocazione è per servire, non per approfittare del nostro posto nella Chiesa.

Servire: sempre in servizio.

Chiediamo la grazia di perseverare nel servizio, a volte con scivolate, cadute, ma la grazia almeno di piangere come ha pianto Pietro.

il Santo Padre si comunica al Corpo e al Sangue di Gesù

Le persone che non si comunicano possono fare adesso la comunione spirituale:

Gesù mio,
credo che sei realmente presente nel Santissimo Sacramento dell’altare.
i amo sopra ogni cosa e Ti desidero nell’anima mia.
Poiché ora non posso riceverti sacramentalmente,
vieni almeno spiritualmente nel mio cuore.
Come già venuto, io Ti abbraccio e tutto mi unisco a Te.
on permettere che mi abbia mai a separare da Te.

20200407-ROMA_SembravaUnaSconfitta